«Puoi stare sicuro che verranno a tutta velocità» ribatté Arnol, sempre infuriato. Aveva il viso tutto sudato, i denti stretti, i nervi tesi, mentre si rivolgeva ai suoi uomini: «Ce la facciamo?»

«I comandi sono a posto» rispose uno dei tecnici. «Ci vorrà ancora un’ora o poco più per finire il resto.»

Kenniston riacquistò un poco di speranza, quando udì il piccolo margine di tempo che potevano ancora avere.

«Possiamo farcela di sicuro, Arnol!» gridò. «Dirò che sgombrino la città, immediatamente!»

Il sindaco Garris non era lontano. Con gli occhi pieni di terrore e pallido come un morto, aveva assistito sino ad allo­ra ai preparativi attorno al grande pozzo.

Kenniston gli si avvicinò con un balzo.

«Fate uscire immediatamente la popolazione!» gli gridò. «Fatela salire sulle colline. Solo gli ammalati e i vec­chi useranno le automobili... gli altri debbono camminare. Non possiamo correre il rischio di un ingorgo di traffico!»

«Sì!» balbettò il sindaco. «Sì! Subito!» Ma, dopo aver dato quella pronta risposta, il sindaco afferrò il braccio di Kenniston e, volgendosi a guardare la forma ovoidale del­la potente bomba energetica, domandò, a voce bassa, come se avesse paura di dimostrare ancor più apertamente il ter­rore che gli si leggeva in viso: «È molto grave il pericolo, Kenniston?»

Kenniston lo scosse, per rassicurarlo.

«Non preoccupatevi!» disse. «Andate subito, e fate uscire tutta la popolazione dalla città!»