«Andiamo avanti» disse.
Proseguirono il cammino lungo il crinale della collina. Scorsero due altri pozzi scavati da quegli animali, ma erano più vecchi e dovevano essere stati abbandonati. L’occhio rosso e opaco del sole sembrava guardarli freddamente. Kenniston pensava con ossessione a quell’animale peloso e spaventato che fuggiva a balzi su quella pianura desolata, che era stata una volta la Terra degli uomini.
Raggiunsero, più avanti, un punto elevato della collina, e Kenniston arrestò la macchina in modo da poter osservare la pianura che si stendeva davanti a loro a perdita d’occhio.
Hubble guardò verso sud e le sue mani tremarono visibilmente.
«Ken, guarda! Vedi anche tu?»
Kenniston guardò nella direzione indicata.
Il sollievo gli allargò il cuore. Provò una gioia selvaggia, nello scoprire che non erano più soli, su una Terra senza vita!
Laggiù, sulla pianura desolata, si ergeva una città. Una città di bianchi edifici, completamente racchiusa e protetta da una cupola trasparente.
Guardarono a lungo, assaporando un sentimento di sconfinato sollievo. Data la distanza cui si trovavano, non riuscirono a scorgere nessun movimento entro la città, ma la sua stessa esistenza indicava chiaramente che dovevano esserci degli abitanti.
Poi, lentamente, Hubble disse: «Può darsi che non abbiano bisogno di strade. Forse usano aerei per spostarsi.»