«Sai già che, in questa città, la temperatura è di alcuni gradi superiore a quella che potrebbe esserci in virtù del solo calore solare» disse Hubble. «Ho scoperto che c’erano grosse condutture che portavano l’aria calda in ogni parte della città. Perciò ho incaricato alcuni uomini di rintracciare dove facessero capo quelle condutture.»

Kenniston si sentì invaso da un’improvvisa eccitazione.

«La fonte, vuoi dire? Un grosso impianto di riscalda­mento artificiale, forse?»

«No, non è questo» replicò Hubble. «Ma dai tu stesso un’occhiata.»

Erano giunti in una vasta sala sotterranea. Tutto finiva sull’orlo di un enorme pozzo abissale... un grande pozzo cir­colare il cui fondo si perdeva in una profondissima oscurità. Kenniston guardava perplesso. Poi osservò che le grosse con­dutture uscivano da quel pozzo e si diramavano in tutte le di­rezioni.

«Quell’aria leggermente più calda proviene da questo pozzo» disse Hubble, accennando alla voragine. Poi ag­giunse: «So che sembra una cosa impossibile alla nostra esperienza di costruttori e di tecnici. Ma credo che questo pozzo sia profondo molti, molti chilometri. Credo che giun­ga fino alle abissali profondità della Terra.»

«Ma le viscere della Terra dovrebbero essere una massa ardente, incandescente» obiettò Kenniston.

«Già, lo erano una volta, milioni di anni or sono» cor­resse Hubble. «E mentre la terra diventava sempre più fred­da, mentre la superficie diveniva inabitabile, hanno costrui­to questa città protetta da una cupola, e forse altre come que­sta... e hanno scavato un grande pozzo per catturare il calore delle massime profondità. Ma anche le profondità della Terra sono più fredde, ora, quasi spente. Cosicché non giunge più che un calore appena sufficiente per riscaldare un poco la città.»

«Ed è questa la ragione per la quale non potevano più vi­vere qui... facevano assegnamento sul calore interno della Terra, e quando questo diminuì...» Kenniston si interruppe, accigliato.

La seconda scoperta fu fatta da Jennings, un giovane rappresentante di automobili che guidava una delle squa­dre di esplorazione. Ne fece un confuso resoconto agli scienziati, e Kenniston andò, con Beitz e Crisci, a vedere di che si trattava.