«No» disse. «No, non siamo sicuri di nulla. Dovremo aspettare.»

Attesero, rabbrividendo nel vento gelido, mentre una tur­ba di pensieri mulinava nel cervello di Kenniston. Quella grande nave spaziale proveniva dagli spazi interstellari, ma da che parte era venuta, verso la Terra morente? Da qualche pianeta vicino? Dalle stelle più lontane? E perché era venuta? Che cosa accadeva, ora, nel suo interno? Quali occhi li stava­no osservando?

Attesero. Tutti gli abitanti di Nuova Middletown attendeva­no e guardavano, mentre la Luna saliva lenta verso lo zenit e le stelle tremolavano e il freddo diveniva sempre più intenso. Ma nulla accadeva. Quella mostruosa massa metallica giaceva sempre nella pianura, senza luce, senza suono, senza vita.

Le stelle risplendevano sempre più brillanti. Poi, la loro lu­ce impallidì leggermente. Un’altra luce, di un grigio cupo, stava sorgendo a oriente.

McLain si mise improvvisamente a imprecare.

«Se non vengono a trovarci» disse «potremmo anche andare noi, a trovarli.»

«Aspettate!» lo bloccò Hubble.

«Ma sono ore che aspettiamo, ormai... e...»

«Aspettate!» ordinò ancora Hubble. «Vengono ora!»

E Kenniston vide. Un’apertura scura era apparsa sul mar­gine inferiore dell’enorme chiglia dell’astronave. Alcune figu­re, che apparivano vagamente irreali nella pallida luce del­l’alba, stavano emergendo da quell’apertura. Ecco! Ora si di­rigevano, lentamente, verso Nuova Middletown!