L’altro uomo era magro e disinvolto, molto umano nell’aspetto. Non aveva nulla della fredda riservatezza dei suoi compagni. Era eccitato, e lo mostrava apertamente, osservando curiosamente la folla che gli stava davanti. Kenniston provò per lui una istintiva simpatia.
Vi fu uno strano silenzio. La donna e i due uomini si arrestarono. Guardavano tutte quelle persone davanti a loro, e queste li fissavano con gli occhi sbarrati. Poi la donna disse qualcosa ai suoi compagni, in una lingua rapida, sconosciuta.
L’uomo più giovane fece un cenno affermativo col capo, senza parlare, e l’uomo magro cominciò a parlare concitatamente con loro.
Il sindaco Garris fece un passo avanti, esitante...
«Io...» cominciò, ma s’interruppe subito. Quell’unica parola si disperse portata dal vento e il sindaco non fu capace di trovarne altre. La donna bionda lo osservava col suo sguardo intelligente, lievemente divertita.
L’uomo magro fece un passo verso di loro. Poi, pronunciando le parole molto lentamente, disse: «Qui, Middletown!» E dopo un attimo ripeté: «Qui, Middletown!»
Kenniston era scosso da uno stupore enorme. Udiva ancora se stesso, con la voce stanca, estenuata, gridare quelle parole disperate, quelle due parole supplichevoli, in un silenzio nel quale nessuno udiva, nessuno rispondeva.
Ma quell’appello era stato udito! A quell’appello era stato risposto, da qualche parte. Da dove? Da un’altra stella? Da un altro mondo? Non da qualche posto della Terra, sicuramente.
Quella grande nave spaziale veniva certamente da un lunghissimo viaggio.
Udì in quel momento il sindaco Garris che emetteva un grido di terrore. Un’ondata di raccapriccio, udibile nel respiro affannoso di ogni uomo presente, passò sulla folla che assisteva allo spettacolo. I pensieri confusi di Kenniston tornarono di colpo alla realtà.