«Questa è Varn Allan, la governatrice di questo... questo settore. Questi...» e accennò il giovane dai capelli rossi «è Norden Lund, viceamministratore.» Gli riusciva difficile ri­cordare le parole in inglese, e gli riusciva anche più difficile pronunciarle. Poi aggiunse: «Varn Allan vi chiede che noi... che noi parliamo entro la città, perché qui fa freddo.»

Kenniston aveva già immaginato che la donna fosse a ca­po del gruppo e avesse piena autorità su di esso. Non ne fu af­fatto sorpreso. La vibrante energia di quella donna era dav­vero notevole.

Il sindaco Garris, che era anche lui mezzo congelato, fu ben felice di aderire a quella richiesta. Si volse verso la gran­de porta, dietro la quale migliaia di persone si accalcavano per vedere, ed erano trattenute indietro con difficoltà. I loro visi apparivano come una massa biancastra, attraverso il ve­tro plastico della cupola.

«Fate largo! Fate largo!» ordinò Garris, col suo tono di voce più importante. Fece dei cenni agli agenti di polizia, tut­ti trafelati, che trattenevano la folla. «Fate largo! Aprite un passaggio, ora, stiamo per entrare!» Poi, alzando la voce per farsi udire dalle persone più lontane, aggiunse: «Fatevi indietro, per favore! Tutto va bene. I visitatori che attendeva­mo sono giunti, finalmente, e desiderano vedere la città, la nostra città. Lasciateli passare, lasciateli passare...»

La folla, con penosa riluttanza, aprì uno stretto passaggio, che fu subito allargato dagli sforzi degli agenti. Facendo da guida ai visitatori venuti dalle stelle, la dignità del sindaco era un po’ menomata dalla inquietudine che gli faceva fare un balzo in avanti ogni volta che la gigantesca figura di Gorr Holl gli si appressava, durante il percorso. Ma Garris riuscì, ciò nonostante, a conservare il suo tono gioviale di capo del suo popolo, gridando nel frattempo che ogni cosa andava be­ne, che non vi era nulla da temere, e pregando tutti di tenersi indietro e di fare a meno di spingere.

Varn Allan fu la prima a seguire Garris attraverso la gran­de porta. Esitò, è vero, ma appena un istante, trovandosi di fronte quella enorme folla urlante, e la folla da parte sua levò un applauso così forte da scuotere persino la cupola. Norden Lund sorrise e scosse il capo come se si trattasse di bambini capricciosi. Anche Varn Allan sorrise alla popolazione e pro­seguì il cammino, mentre la folla si muoveva tumultuando di gioia.

Kenniston li seguiva da presso, a fianco di Gorr Holl. La folla non lo aveva ancora visto, eccetto che come una vaga fi­gura al di là del vetro plastico ricurvo della cupola. Quando lo videro, tutti ammutolirono, per un attimo. Le donne, che avevano lottato per mettersi in prima fila, lottavano ora per farsi indietro, e lo stretto passaggio si allargò d’improvviso. Kenniston camminava accanto alla grossa mole di Gorr Holl, tenendogli una mano su una delle potenti spalle, per mostrare alla folla che non vi era affatto da aver paura. E la folla guardava, intimorita e sbalordita.

Piers Eglin era fuori di sé dall’eccitazione. La pelliccia di una donna lo mandò in visibilio. Era una pelliccia molto ordi­naria, ma Kenniston capì subito che doveva essere sicura­mente di un animale ormai estinto da milioni di anni. I tessu­ti, i cuoi, apparivano, agli occhi di Piers Eglin, come dei tesori inestimabili. Parlava incessantemente, febbrilmente, indi­cando questa o quella meraviglia ai suoi compagni, inter­rompendosi di tanto in tanto per tornare al suo inglese stenta­to e fare a Kenniston qualche domanda. Quando poi vide un’automobile, divenne addirittura frenetico.

L’automobile li interessava tutti, Varn Allan e Norden Lund si fermarono per esaminarla, e anche Gorr Holl, libe­randosi gentilmente da un codazzo di bambini che lo aveva­no circondato, raggiunse i compagni per poter esaminare il fenomeno. Il grosso essere peloso parve indovinare subito dove si nascondesse la forza motrice e fece segno a Kenni­ston che desiderava esaminarne l’interno. Kenniston ne sol­levò subito il cofano. Tutti e quattro i visitatori si chinarono immediatamente per esaminare il motore e tutta quella folla di abitanti scoppiò a ridere, quando vide quella specie di grosso animale addomesticato curvarsi anche lui come i suoi padroni a esaminare i congegni. I visitatori parlavano fra lo­ro, nella loro rapida lingua sconosciuta, e Norden Lund ac­cennava alle varie parti del motore con la medesima meravi­glia, un poco canzonatoria, che un uomo del ventesimo seco­lo avrebbe dimostrato per un carro tirato da buoi. Gorr Holl parlò allora a Piers Eglin, e questi si volse a Kenniston.

«Un motore così bello! Tanto primitivo!» bisbigliò, giungendo le mani. Poi aggiunse: «Vogliono che lo faccia­te... che lo facciate...» Non trovava le parole, ma Kenniston capì che cosa voleva dire. Trovò le chiavi della macchina infi­late nella serratura, e avviò il motore. Gorr Holl ne fu affasci­nato. I quattro visitatori continuarono per un po’ a parlare animatamente fra loro. Poi la benzina finì e il motore si spen­se. I visitatori si guardarono l’un l’altro, poi, a un cenno della donna, proseguirono il cammino.