Piers Eglin indicò il cielo, ora illuminato dall’alba.
«Da...» ma si interruppe, evidentemente per cercare di ricordarsi il nome antico del pianeta. Poi aggiunse: «... da Vega.»
Fu la volta di Kenniston, a rimanere sbalordito.
«Ma voi siete esseri umani, terrestri!» obiettò. Poi, facendo un cenno verso la pelosa figura di Gorr Holl, domandò ancora: «E quello, chi è?»
Nuovamente, Piers Eglin si sforzò di ricordarsi un nome antico. Poi disse: «Capella, Gorr Holl viene da Capella.»
Vi fu una pausa di silenzio, durante la quale i quattro nuovi venuti continuarono a guardare sorpresi gli uomini di Middletown. Nella mente di Kenniston, i pensieri turbinavano caoticamente. L’unica cosa che gli appariva chiara era questa: gli apparecchi radiotelevisivi della città da essi occupata erano stati ben al di là di ogni sua possibile comprensione. Quegli apparecchi erano destinati a comunicazioni interstellari. Il suo appello aveva percorso quelle distanze, e da quelle distanze era venuta la risposta... da Vega, da Capella, dalle stelle!
«Ma voi parlate la nostra vecchia lingua!» esclamò, incredulo, rivolto a Eglin.
Confusamente, con voce balbettante, Eglin si spiegò.
«Io sono uno... storico. Sono specializzato nella civiltà preatomica della Terra. Ho imparato la lingua dai vecchi libri. È per questo che ho chiesto di partecipare a questa spedizione sulla Terra.»
La donna lo interruppe. Rabbrividiva un poco, e parlava ora a voce bassa, rapida. Eglin si rivolse allora ai presenti.