Lavorando attorno ai polverosi generatori atomici, Gorr Holl si trasformò immediatamente da essere assurdo in un tecnico di alta abilità. Facendo funzionare certe leve nascoste, aprì il pannello di copertura di uno dei grossi meccanismi, prima che Kenniston potesse capire come avesse fatto. Poi da una borsa appesa al finimento di cui era vestito, estrasse una lampada e, facendosi luce, ficcò la testa pelosa dentro il meccanismo. Lo si udiva borbottare fra sé qualche cosa, in tono di disapprovazione. Infine, Gorr Holl ritirò la testa dal meccanismo e parlò in modo disgustato. Eglin tradusse, nel suo inglese stentato.
«Dice che questo vecchio impianto è stato malamente progettato e si trova in cattive condizioni. Dice che vorrebbe avere tra le mani i tecnici che lo hanno costruito.»
Kenniston scoppiò in una risata. Quel grosso Gorr Holl assomigliava in tutto a un autentico tecnico riparatore della Terra.
Mentre Gorr Holl esaminava gli altri generatori, Piers Eglin subissava Hubble e Kenniston di domande sul loro tempo lontano. Kenniston riuscì finalmente a fargli, a sua volta, una domanda che gli premeva molto ma che né lui né Hubble avevano ancora potuto fare.
«Ma perché la Terra è ora senza vita? Che è accaduto a tutti i suoi abitanti?»
«Molto tempo fa» disse Piers Eglin «gli abitanti della Terra sono emigrati in altri mondi. Ma non sugli altri pianeti del sistema solare: anche questi erano freddi e Venere era troppo coperta di acque e disponeva di troppo poca superficie solida. Sono perciò andati nei mondi di altre stelle, al di là della Galassia.»
«Ma alcuni di loro saranno pur rimasti sulla Terra» obiettò Kenniston.
«Lo hanno fatto» rispose Eglin, scuotendo le spalle «finché la temperatura è divenuta così fredda che anche in queste città coperte da una cupola la vita è divenuta difficile. Allora, anche gli ultimi uomini se ne andarono verso mondi che avevano soli più caldi.»
«Nella nostra epoca non eravamo nemmeno riusciti a raggiungere la Luna» disse Kenniston. Tutto quel racconto gli dava le vertigini. “Nei mondi di altre stelle, al di là della Galassia...” aveva detto Eglin.
Gorr Holl si riavvicinò infine a loro, e parlò a lungo. Eglin tradusse.