«C’è qualcuno qui» disse Hubble, d’improvviso.
Kenniston vide che, davanti a loro, vicino alla porta dei vecchi Laboratori, era ferma una specie di vettura molto piccola, a forma di proiettile.
Dall’edificio uscivano in quel momento Norden Lund e Varn Allan.
La donna parlò a Eglin, e questi tradusse: «Stavano raccogliendo dati per la loro relazione al Governo centrale.»
Kenniston scorse un’espressione di disgusto nel viso intelligente della giovane donna, mentre i suoi occhi azzurri osservavano il panorama dei vecchi stabilimenti, le ciminiere scure annerite dal fumo, le ringhiere arrugginite, le piccole e modeste case allineate sulle strade anguste. Ne provò un acuto risentimento, e disse, quasi in tono di sfida: «Domandatele che ne pensa della nostra piccola città.»
Eglin fece la domanda e Varn Allan rispose con parole incisive. Il piccolo storico apparve imbarazzato, quando Kenniston gli domandò di tradurre la risposta. Egli esitò. Infine disse: «Varn Allan dice che è incredibile che esseri umani abbiano potuto vivere in un posto così misero e sordido.»
Lund scoppiò a ridere. Kenniston arrossì violentemente, e per un attimo detestò quella donna. La detestò per quella sua fredda, imperiosa superiorità. Guardava la vecchia Middletown come avrebbe potuto guardare uno sporco antro di scimmie.
Hubble vide ciò che passava nell’animo di Kenniston, e gli mise una mano sul braccio.
«Vieni, Ken. Abbiamo del lavoro da fare.»
Kenniston seguì il suo superiore nei Laboratori, mentre Piers Eglin li accompagnava.