«Ma perché hanno messo quella bionda altezzosa a capo della loro spedizione?» domandò Kenniston.
«Probabilmente perché era competente a farlo» rispose Hubble. «Non mi vorrai far credere che sei tormentato da un atavico orgoglio mascolino?»
Piers Eglin aveva capito ciò che dicevano, perché si mise a ridere.
«Non è un sentimento così atavico come credete. Anche a Norden Lund non piace affatto essere agli ordini di una ragazza.»
Quando uscirono dall’edificio coi materiali che occorrevano a Gorr Holl, Varn Allan e Norden Lund se n’erano già andati.
Al loro ritorno, trovarono che Gorr Holl e i suoi compagni si erano già messi al lavoro e stavano smontando i generatori. Lanciando ordini a destra e a sinistra, attaccando ogni generatore come se fosse un suo personale nemico, Gorr Holl riusciva a ottenere miracoli da quegli strani tecnici che lo accompagnavano.
Kenniston, nei giorni che seguirono, dimenticò ogni impressione di stranezza e di imbarazzo, nell’intenso interesse tecnico del lavoro. Lavorava come poteva; mangiava e dormiva con quei suoi strani colleghi e cominciò ad apprendere la loro lingua con sorprendente rapidità. Piers Eglin lo aiutava con molta sollecitudine e, dopo che Kenniston ebbe scoperto le analogie tra la loro lingua e l’inglese, le cose andarono assai più speditamente.
Si accorse, un giorno, che lavorava con gli umanoidi nel modo più naturale del mondo, come se lo avesse sempre fatto. Non gli sembrava più tanto strano, ora, che Magro, quell’essere elegante con la criniera bianca, fosse un esperto di elettronica il cui rapido e preciso lavoro lasciava Kenniston a bocca aperta.
I due fratelli alati, Ban e Bal, erano veri maestri nel lavoro di riparazione. Kenniston invidiava la loro abilità nel rimettere a nuovo le parti logorate, la facilità con la quale i loro agili corpi si levavano in volo, come pipistrelli, per raggiungere i punti più alti degli apparecchi atomici, dove agli uomini normali non era possibile giungere.
Lal’lor, il vecchio grigio dal corpo massiccio, che parlava poco ma vedeva molto coi suoi occhi piccoli e saggi, possedeva un genio matematico stupefacente. Kenniston se ne accorse, quando Lallor si recò con lui, Hubble e Piers Eglin, a dare un’occhiata al grande pozzo calorifico.