Kenniston guardò fuori, sulla città in penombra. Non vi era Luna e le grandi torri dei palazzi erano ormai avviluppate nell’oscurità, mentre le gole profonde delle strade erano qua e là illuminate dal debole chiarore di qualche candela e dalle poche lampadine elettriche che splendevano attorno al Municipio.
Gorr Holl attraversò la sala, e si avvicinò a un enorme quadro di comandi che occupava fino a metà altezza la parete. Si udì uno scatto, mentre un commutatore veniva chiuso, e d’improvviso su tutta quella vasta città immersa nel buio della notte, dilagò una luce brillantissima.
Le torri degli edifici si accesero di un bagliore accecante. Le strade divennero fiumi di luce radiante, morbida e chiara, e al disopra di tutto ciò apparve un nuovo cielo notturno... Era la meravigliosa luminescenza della cupola che, come una grande bolla, decorata a raggi lunari e a nubi variamente colorate, incoronava le torri scintillanti degli edifici, in una apoteosi di luce. Era una cosa talmente strana e talmente bella, dopo quel lungo periodo di oscurità e di ombre, che Kenniston rimase a lungo immobile a guardare quel miracolo di luce; si accorse solo più tardi di avere le lacrime agli occhi.
La città dormiente si svegliò. Gli abitanti si riversarono nelle strade brillantemente illuminate, e il suono delle loro voci si levò altissimo, fino a divenire un lungo grido di gioia. Kenniston si volse a Gorr Holl, a Magro e agli altri. Voleva dir loro qualche cosa, ma non poteva trovare le parole. Infine scoppiò a ridere, felice, ed essi risero con lui, e uscirono poi tutti insieme nelle strade illuminate.
Incontrarono quasi subito il sindaco Garris che veniva di corsa dal Municipio. Erano con lui Hubble e quasi tutti gli appartenenti ai vecchi Laboratori, nonché una vera folla di abitanti. Senza tanti preamboli Gorr Holl, Magro e gli altri membri dell’equipaggio della nave spaziale si trovarono issati sulle spalle degli abitanti più entusiasti e portati in processione trionfale attorno alla piazza, mentre le urla e gli applausi divenivano assordanti. Più ancora dell’acqua, più ancora del calore, la folla apprezzava quell’immenso dono della luce. E da quella notte accettarono e accolsero tutti gli umanoidi come fratelli.
Più tardi, una festosa riunione ebbe luogo in Municipio. Vi erano Gorr Holl e Magro, Kenniston, Hubble e il sindaco. Bertram Garris prese la grossa mano di Gorr Holl e, sorridendo anche a Magro, cercò di esprimere i suoi ringraziamenti per tutto ciò che essi e gli altri avevano fatto. Gorr Holl ascoltava, sorridendo.
«Cosa dice?» domandò a Kenniston che fungeva ora da’ interprete.
Kenniston scoppiò in una risata.
«Vuol sapere che cosa deve fare per mostrarti la sua gratitudine: come per esempio regalarti la città, darti sua figlia in moglie, oppure qualche pinta del suo sangue. Ma, parlando seriamente, Gorr, ti siamo tutti molto grati. Col vostro lavoro avete fatto nuovamente rivivere la città, e... be’, vi è qualche cosa che possiamo fare per dimostrarvi la nostra gratitudine?»
Gorr Holl pensò un poco. Guardò Magro e questi fece col capo un solenne cenno di approvazione. Allora, Gorr Holl disse: «Ebbene, essendo primitivi come noi siamo, ci farebbe piacere un buon brindisi!»