Hubble, che aveva frattanto imparato qualche cosa della lingua, diede in una risata. Kenniston tradusse al sindaco le parole di Gorr Holl e il sindaco, rinunciando immediatamente a ogni restrizione, corse a prendere alcune bottiglie dal mobile che era stato adibito a credenza. Fu una lieta celebrazione, e Kenniston sentì veramente la mancanza di Bal e Ban e del grigio Lal’lor, che erano ritornati alla nave spaziale il giorno prima.
Con una infelice ispirazione, Kenniston disse, allora: «Ritengo che partirete presto tutti, ora che il lavoro è finito.»
Magro scosse le spalle.
«Questo dipenderà da molte cose» replicò, guardando ironicamente Gorr Holl.
Gorr Holl era ormai un poco ubriaco; non molto, ma quel tanto da farlo stare allegro e farlo parlare ad alta voce. Anche il sindaco si sentiva a suo agio e batteva amichevolmente una mano sulla grossa spalla pelosa di Gorr Holl.
«Desidero farvi capire» diceva sinceramente Garris «quanto io sia spiacente per quella stupida accoglienza che vi ho fatto all’inizio. Siamo tutti spiacenti, per quella stupida accoglienza, pensando a quanto bene ci avete fatto.»
«Be’, non abbiamo fatto gran che» rispose Gorr Holl quando Kenniston gli ebbe tradotto le parole del sindaco. «Ma la luce e tutto il resto serviranno a farvi stare più a vostro agio, mentre attendete.»
Kenniston lo guardò stupito.
«Che vuoi dire... mentre attendete?»
«Ma... mentre attendete di essere evacuati, naturalmente» disse Gorr.