III.

I son pur giunto carco, alla vecchiezza,
Di peccati, dolor, pene, et affanni;
Ch'il mondo traditor, con falsi inganni,
M'ha privato di lume et d'allegrezza.
O sciagurato me, ch'in tal lunghezza
Ho consumato i giorni, i mesi, e gli anni:
Ne mai ho posto a miei gravosi danni
Fren di virtù, che dà somma richezza.
Ohime, che tardi omai penso ritrarmi,
La mal usanza m'ha si tratto al fondo
Che gran fatica fia poter levarmi.
Tu ben vedi, O Signor, che dal profondo
Del core i' traggo i lagrimosi carmi,
E sai il bisogno e 'l modo di salvarmi.

IV.

Coralli, rose, perle, ebano e stelle
Adornan la tua faccia, in ciel creata
Nel cerchio triumphal, dove se eterna
La mane eburnee, e l'altre membra snelle,
In ciascun loco sua parte affirmata,
Debitamente la parte superna.
Io benedico la virtù paterna
La qual produsse un si bel fructo al mondo,
Che simil ne secondo
Vivè d'entro ne fuor da sette clima.
Qual tesor, di che stima!
Vale solo la terra o fermi il piede.
La natura non diede
Mai si grata influenza a creatura;
Vergine bella, dolce, humile et pura.

V.

Clementissimo Spirto, ardente amore
Dal Padre Eterno, e dal Verbo emanante;
Somma Benignità, cooperante
Quel mistero, ch'esalta il nostro cuore;
Nella mia mente infondi il tuo timore,
Pietà, consiglio: e poi, somma Creante,
Dammi fortezza, e scienza fugante
Dall'alma nazional ciascuno errore.
Solleva l'intelletto al Ben superno,
Illuminando l' tanto che difforme
Non sia da quella fe ch'al ciel ne scorge.
Donami sapienza, con eterno
Gusto di tua dolcezza, O Settiforme
Si, ch'io dispregi ciò ch'il mondo porge.

VI.

La tua superbia m'è di gran stupore,
Alma presuntuosa et arrogante,
Con tanto ardir la tua voce elevante,
A quel sublime et immenso splendore.
L'angelico consorzio, con fervore
Il glorioso objetto contemplante,
Benchè beato, pur vi sta tremante,
E tu ardisci parlar senza rossore?
Vuoi gustar qui l'aura del Ben eterno
E non correggi la tua vita enorme?
Ma del tuo vaneggiar Dio ben s'accorge.
Il viver basso dunque prendi a scherno,
Piangi, sospira amando, e segui l'orme
Degli umil', a cui Dio la man sua porge.

VII.

ILLUSTRISSIMÆ PRÆCLARISSIMÆQUE DOMINÆ BAPTISTÆ DE MALATESTIS [LITERA], AD SANCTISSIMUM DOMINUM PAPAM MARTINUM V., PRO SERENISSIMA EJUS SORORE DOMINA CLEOPHE, BASILISSA, NUPTA FILIO IMPERATORIS CONSTANTINOPOLITANI, QUÆ A VIRO SUO COGEBATUR SEQUI OPINIONEM GRÆCORUM.