[P. 352, n. 2]

BIBLIOTECA BARBERINIANA

Vatican Library, No. 5,269, Folio 63

[Discorso sopra gli humori del Regno di Francia, di Mons. Nazaret]

Quante uolte il Rè Christianissimo ha ricerco Nostro Sigre di danari contanti, ò di permissioni di cauarne somme maggiori, et grossissime dal Clero di Francia, ò di soccorso di gente Italiana, ò di altro aiuto, che si potesse cauare da sua Beatitudine, tante n’è stato in somma compiaciuto, conciosia, che la bontà del Papa, et la prontezza, et uolontà grande, che Sua Santità ha del continuo hauuto d’ impiegare ogni sua forza, et autorità a salute di quella Corona, et ad esterminatione degli Heretici gli ha fatto prestare più fede alle promesse, che loro Mta, faceuano a parole del ben futuro che alle uere ragioni di coloro, i quali predicauano il Male, et la corruttione presente, et palpabile tale, secondo essi da mettere per perduto qualunque cosa si donaua ò porgeua per quel aiuto con il medesimo zelo ha proceduto sua Santità nell’ aduertire al Re, alla Reina, et alli altri Ministri suoi fideli, et Catholici degl’ inganni, et male opere di certi, i quali si uedeua chiaramente, come proponendo fallacie, et usando falsità et tradimenti, cercauano con sommo artificio di leuare l’ obedienza al Rè, et corrompere la giustitia, et Religione di quel Regno, come in gran parte è loro riuscito, cosi non ha mancato di mettere qualche uolta in consideratione qualche rimedio per troncare i disegni delli Ugonotti, parendoli, come Papa et Padre commune, che se gli appartenesse di ricordar quello tocca al bene de fideli, et come Vicario di Christo in Terra di doversi intromettere in cosa appartenente all’ uffitio suo per quanto concerne il riformare la Chiesa di Dio, cioè renderle in quel Paese la sua debita forma, et dignità essendouene il bisogno, ò la necessità grandissima, mà in parte alcuna non è mai riuscito di far frutto, anzi quando le loro Mta non hanno hauto per fine di ualersi degli aiuti; et autorità del Papa, manco hanno tenuto conto, nè pur mostro di curarsi di corrispondere con quella dimostratione di parole, che ci conuiene ad ubedienti figli et deuoti a questa Santa Sede; Perciochè all’ altre cose, che l’hanno dechiarato, lo fece manifesto, et palpabile, quando dopo la battaglia ultima di Mócontor, essendo il tempo appunto proprio de uenire a dare castigo à chi lo meritaua, come ricordauano i Ministri di Nostro Sigre per parte sua, che era tempo di fare, et ne mostrauano il modo, fu risposto loro dalla Reina propria con parole assai espresse, come il Rè si trouaua in età di autorità, et con forze, et prudenza di saper gouernare lo Stato suo, da sè, senza hauere à pigliare consiglio, nè Legge da Principi esterni. Onde meritamente da quel tempo in quà è parso a Sua Santità di uolere andare un poco più consideratamente, non giudicando che se gli conuenisse di doversi ingenire in cosa d’altri più oltre di quelche fosse grato alli Padroni, sperando pure, che come l’ era affirmato, così asseueratamente l’età del Rè con il ualoroso animo suo, et con le prouisioni, che loro Mta presumeuano di fare più che à bastanza per trouarsi al sicuro in ogni accidente, potessero superare la peruersità de Ribaldi, et ogni altra difficultà.

Hora che dalli intollerabili Capitoli da questa ultima impia pace apparisce tutto il contrario, ueggendosi come restano del tutto oppressi i Catci et gli Ugonotti tanto solleuati, che non si preuagliano in qualche parte: mà che mettano necessità, et in loro soggettione il Rè medesimo.

Non può ne deue sua Beatitudine mancare di tutti quei Uffity, che si appartengono al grado suo per aprire la mente del Rè con modo, che sia cauato dalle tenebre, oue altri cerca di tenerlo, et sia illuminato delle prouisioni, che Sua Mta può porgere per la salute, et conseruatione dello Stato, et uita di tutti i buoni, che senza pronto, et potente rimedio se ne andranno in perditione, non potendo mai reggersi quel Regno senza buona giustistia, et religione; le quali sono corrottissime con l’Intervento delli Heretici in esse, li quali Heretici non accade dubitare, che hanno sempre hauuta, et hanno tutavia più che mai la principale mira loro fissa alla rouina del Rè et uaglionsi apparentemente di quelle due cose, che sono generalissime per chiunque cerca di distruggere un Dominio, ò una Monarchia, cioè la prima di mettere in diffidenza à chi lo regge quei Prencipi massimamente, che lo possono sostenere, et porgere consigli; et aiuti da conseruarsi il suo debito imperiò, come si sà, che hanno tanto tempo procurato di conseguire più, et sopra ogni altra cosa li Ugonotti del Rè di Spagna con dar ombra, et metter gelosia, che Sua Mta Catt.ca et suoi Ministri ancor d’auantaggio fussero sempre per procurare, non che desiderare la divisione della Francia; perchè la bassezza del Rè Christianissimo, redondaua à grandezza del l’altro interpretando perpetuamente, et le parole, et i fatti, che ueniuano da quella parte al peggior senso, il quale argomento, sebene in superficie hauesse del propabile in qualche parte, nondimeno la natura del Rè Cat.co tanto inclinata al bene, et alla quiete, fà conoscere a pieno il contrario, come dimostra pur troppo chiaramente l’occasione, che ha lassato passare, con il non havere con effetto animo di nuocere alla Francia per pensiero di accrescere se stesso; Ma è assai alli Ugonotti di hauere messo Zizania da ogni parte, tanto che l’uno non si fidi dell’ altro, sicome hanno cerco, che gli riesca di consequire del Papa, sebene non è uenuto loro fatta, perche Sua Beat.ne per sua troppa bontà pospone ogni altra occasione, hauendo risguardo solo al seruitio di Dio, et al bene di quella Corona et del Rè.

L’altra seconda cosa è di mettere diuisione nel Popolo, che di ciò non accade produrne ragioni, ueggendosi pur troppo per gl’ istessi capitoli dell’ accordo. E necessaria adunque inanzi ad ogni altra cosa di provare con buone ragioni, come la setta delli Ugonotti con li suoi capi, sono sforzati a tenere in perpetuo la persona del Rè per inimica implacabile, perchè oltre à quello che è detto di sopra l’hanno troppo grauemente offesa, nello Stato nell’ honore, et quanto ad essi nella uita sicome testifica quella giornata di Meos, nella quale fu forza a Sua Mta trottare sino a Parigi nel modo che è notorio.

Molte altre congiure, et conspirationi fatte da essi contra la persona di Sua Mta et tanti trattati, et ribellioni usate per occuparle le sue Terre, sono palesi, et n’appariscono i processi fatti per le scritture, che furono trovate à Sciantiglione di Coligni, et che offende non perdona, onde considerata la natura loro, non resta dubbio, che come consij di havere macchinato contra alla uita del Suo Sovrano Padrone, et offesolo nell’ honore, et nello Stato tante uolte così abbomineuolmente, come è nonsolo palese; ma prouato a chiunque lo uole sapere, non potranno in eterno essere fideli, nè obedienti Vassalli; anzi non staranno mai quieti se non per fraude, et con intentione d’ingannare Sua Mta quando uegghino le cose in termine, che li habbia da riuscire, et se gli mancarà il modo con l’ Armi scoperte, et con congiurationi palesi, come per lo passato; perchè la loro setta hauesse declinato, forse per il danno riceuuto nelle battaglie, che Dio benedetto hà fatto loro perdere, ò perchè dubitino di poter essere oppressi dal ualore, et uirtu, che uede essere nel Rè è non solo uerisimile, ma chiara, et sicura cosa, che procureranno di aiutarsi per ogni uia etia indirettissima, et seguitaranno il lor costume solito, et però non perdoneranno à ueleno, nè ad altra sorte di scelerata uiolenza, come la morte del Marescial di Bordiglione, quella di Monsigr di Ghisa, et infinite altre simili ci ammaestrano, perchè conosceranno, come niuna uia è più certa di assicurarli ad ogni misfatto, et insieme da conseguire il fine del colorire i loro peruersi dissegni; onde si può fare uera conseguenza, che niuna persona fidele al Rè, et prudente possa, ne debba persuadere Sua Mta a disarmare, ò à fidarsi in alcun modo poco, ne molto delli ribelli di Christo, et suoi.

Hè che intenda d’huer concordato con essi altrimenti, che con l’intentione, che hebbe già il Rè Luigi XI. il quale considerata l’unione de Grandi contra di se uolse rendersi facile di promettere ogni condittione, benchè iniqua, che da ciascuno l’ era chiesta, mà dissipati che hebbe i capi della ribellione, come furono deposte l’ armi, incontinente gli troncò tutti, senza indugio, ne risguardo alcuno. Anzi hà da guardarsi Sua Mta ben diligentemente da tutti coloro i quali con si gran carità gridano pacis bona, et abusando della clemenza, et benignità del Rè, si sforzano d’ingannarlo, commendando questa pace particolare con le lode della pace in genere; perchè con le sue proprie non lo potriano fare: Chi non sà che la pace per se stessa è buona? Mà chi non sa ancora che Sicary, i Venefici, gli Assassini gli Assassinatori, gli Incendiarij, i Sacrilegij, gli Heretici, et gli huomini senza fede, ne honore meritano punitione, et esterminatione. Chi non sà similmente, che hauer preso per trattata la Roccella per forza Angolem, et tante, et tante altre Città, et Terre in tutti i modi, che l’ hauere assediato il suo Rè, che l’abbruciare le Chiese, dar il guasto alle Prouincie, et distruggere, et esterminare, ò ribellare i Popoli è cattiva cosa, et peccato irremediabile. Mà che il liberarsi da si graue indignità, et oppressioni, et che il cauar lo Stato suo, et suoi buoni Vassalli, et se stesso da tale calamità, et miserie, come è la uile, et abbietta seruitù di chiunque si troua sottoposto alle crudeli Tirannide, et rapina de’ capi delli Ugonotti, non è esser seuero, et rigido, mà à fare il douere, il dritto, et quelche ricerca la Giustitia; Come può il Rè uolgere gli occhi pieni di quel generoso spirito che hanno mostro i suoi antecessori in tante et si grande Imprese, da i quali ha riceuuto il titolo di Christianissimo, acquistato d’essi per i loro meriti verso la Roccella, et tutto il Paese, che chiamano di conquista, et tolerare di uederselo tolto con i Popoli ribellati, et in tutto alienati dalla sua obedienza, et Religione con le Chiese antichissime, et si eccellenti, et nobili edifitij tutte demolite, la qual cosa auuiene non solo ne Paesi doue hanno pensato d’annidarsi, ma da tutte le parti del Regno, douunque sono passati con l’armi, che se ne uederanno i uestigii per li secoli auuenire, nonchè per li successori nostri, talmente hanno adoperato il ferro, et il foco contro la fede di Christo, et la giurisdittione, et l’autorità Regia.