Così piuma talor, che di gentile
Amorosa colomba il collo cinge,
Mai non sì scorge a sè stessa simile,
Ma in diversi colori al sol si tinge:
Or d'accesi rubin sembra un monile,
Or di verdi smeraldi il lume finge,
Or insieme li mesce, e varia e vaga
In cento modi i riguardanti appaga (xv. 5).
Sometimes the style is broad, the touch vigorous:
Qual feroce destrier, ch'al faticoso
Onor dell'arme vincitor sia tolto,
E lascivo marito in vil riposo
Fra gli armenti e ne'paschi erri dìsciolto,
Se il desta o suon di tromba, o luminoso
Acciar, cola tosto annitrendo è volto;
Già già brama l'arringo, el'uom sul dorso
Portando, urtato riurtar nel corso (xvi. 28).
I will content myself with referring to the admirably conceived simile of a bulky galleon at sea attacked by a swifter and more agile vessel (xix. 13), which may perhaps have suggested to Fuller his famous comparison of Shakespeare and Ben Jonson in their wit encounters.
But Tasso was really himself, incomparable and unapproachable, when he wrote in what musicians would call the largo e maestoso mood.
Giace l'alta Cartago; appena i segni
Dell'alte sue ruine il lido serba.
Muoino le città, muoino i regni;
Copre i fasti e le pompe arena ed erba;
E l'uomo d'esser mortal par che si sdegni!
Oh nostra mente cupida e superba! (xv. 20).
This is perfect in its measured melancholy, the liquid flow of its majestic simplicity. The same musical breadth, the same noble sweetness, pervade a passage on the eternal beauty of the heavens compared with the brief brightness of a woman's eyes:
oh quante belle
Luci il tempio celeste in sè raguna!
Ha il suo gran carro il di; le aurate stelle
Spiega la notte e l'argentata luna;
Ma non è chi vagheggi o questa o quelle;
E miriam noi torbida luce e bruna,
Che un girar d'occhi, un balenar di riso
Scopre in breve confin di fragil viso (xviii. 15).