Tu de' saper ch' i' fu 'l Conte Ugolino,
E questi l' Arcivescovo Ruggieri:
Or ti dirò perch' i' son tal vicino.

Che per l' effetto de' suo' ma' pensieri,
Fidandomi di lui, io fossi preso,
E poscia morto, dir non è mestieri.

Però quel che non puoi avere inteso,
Cioè, come la morte mia fu cruda,
Udirai e saprai se m' ha offeso.

Breve pertugio dentro da la muda,
La qual per me ha 'l titol da la fame,
E 'n che conviene ancor ch' altrui si chiuda,

M' avea mostrato per lo suo forame
Più lone già, quand' i' feci 'l mal sonno,
Che del futuro mi squarciò 'l velame.

Questi pareva a me maestro e donno,
Cacciando 'l lupo e i lupicirui al monte,
Perchè i Pisan veder Lucca non ponno.

Con cagne magre studiose e conte
Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi
S' avea messi dinanzi da la fronte.

In picciol corso mi pareano stanchi
Lo padre e i figli, e con l' agute scane
Mi parea lor veder fender li fianchi.

Quando fui desto innanzi la dimane,
Pianger senti' fra 'l sonno miei figliuoli
Ch' eran con meco, e dimandar del pane.

Ben se' crudel, se uo già non ti duoli
Pensando ciò ch' al mio cuor s' annunziava
E se non piangi, di che pianger suoli?