Disse Agricane: Io comprendo per certo,
Che to vuoi de la fede ragionare;
Io di nulla scienza son esperto,
Nè mai sendo fanciul, volsi imparare;
E ruppi il capo al maestro mio per merto;
Poi non si potè un altro ritrovare,
Che mi mostrasse libro, nè scrittura,
Tanto ciascun avea di me paura.

E così spesi la mia fanciullezza,
In caccie, in giochi d'arme e in cavalcare;
Nè mi par che convenga a gentilezza,
Star tutto il giorno ne' libri a pensare;
Ma la forza del corpo e la destrezza
Conviensi al cavaliero esercitare;
Dottrina al prete, ed al dottor sta bene;
Io tanto saccio quanto mi conviene.

Rispose Orlando: Io tiro teco a un seguo,
Che l'armi son del'uomo il primo onore;
Ma non già che 'l saper faccia un men degno,
Anzi l'adorna com' un prato il fiore;
Ed è simile a un bove, a un sasso, a un legno,
Che non pensa a l'eterno Creatore;
Nè ben si puo pensar, senza dottrina,
La somma maestade, alta e divina.

Disse Agricane: Egli è gran scortesia
A voler contrastar con avvantaggio.
Io t' ho scoperto la natura mia,
E to conosco, the sei dotto e saggio;
Se più parlassi, io non risponderia;
Piacendoti dormir, dormiti ad aggio;
E se meco parlar hai pur diletto,
D'arme o d' amor a ragionar t' aspetto.

Ora ti prego, che a quel ch' io domando
Risponda il vero, a fè d' uomo pregiato;
Se in se' veramente quell' Orlando,
Che vien tanto nel mondo nominato;
E perchè qui sei giunto, e come, e quando;
E se mai fosti ancora innamorato;
Perche ogni cavalier, ch'è senza amore,
Se in vista è vivo, vivo senza core.

Rispose il Conte: Quell' Orlando sono,
Che uccise Almonte e'l suo fratel Troiano;
Amor m' ha posto tutto in abbandono,
E venir fammi in questo luogo strano.
E perchè teco piu largo ragiono,
Voglio the sappi che 'l mio cor è in mano
De la figliuola del Re Galafrone,
Che ad Albracca dimora nel girone.

Tu fai co 'l padre guerra a gran furore,
Per prender suo paese e sua castella;
Ed io quà son condotto per amore,
E per piacer a quella damisella;
Molte fiate son stato per onore
E per la fede mia sopra la sella;
Or sol per acquistar la bella dama
Faccio battaglia, e d'altro non ho brama.

Quando Agrican ha nel parlare accolto,
Che questo è Orlando, ed Angelica amava,
Fuor di misura si turbò nel volto,
Ma per la notte non lo dimostrava;
Piangeva sospirando come un stolto,
L'anima e 'l petto e 'l spirto gli avvampava,
E tanto gelosia gli batte il core,
Che non è vivo, e di doglia non more.

Poi disse a Orlando: Tu debbi pensare,
Che come il giorno sarà dimostrato,
Debbiamo insieme la battaglia fare,
E l'uno o l'altro rimarrà su 'l prato.
Or d'una cosa ti voglio pregare,
Che, prima che vegnamo e cotal piato,
Quella donzella, che 'l tuo cor disia,
Tu l'abbandoni e lascila per mia.

Io non potria patire, essendo vivo,
Che altri con meco amasse il viso adorno:
O l'uno o l'altro al tutto sarà privo
Del spirto e de la dama al novo giorno;
Altri mai non saprà, che questo rivo
E questo bosco, ch'è quivi d'intorno,
Che l'abbi rifiutata in cotal loco
E in cotal tempo, che sarà sì poco.