Fermossi ivi Agricane a quella fonte,
E smontò de l'arcion per riposare,
Ma non si tolse l'elmo da la fronte,
Nè piastra, o scudo si volse levare;
E poco dimorò, che giunse 'l Conte,
E come il vide a la fonte aspettare,
Dissegli: Cavalier, tu sei fuggito,
E sì forte mostravi e tanto ardito!

Come tanta vergogna puoi soffrire,
A dar le spalle ad un sol cavaliero!
Forse credesti la morte fuggire,
Or vedi che fallito hai il pensiero;
Chi morir può onorato dee morire;
Che spesse volte avviene e di leggiero,
Che, per durar in questa vita trista,
Morte e vergogna ad un tratto s'acquista.

Agrican prima rimontò in arcione,
Poi con voce soave rispondia
Tu sei per certo il più franco Barone,
Ch'io mai trovassi ne la vita mia,
E però del tuo scampo fia cagione
La tua prodezza e quella cortesia,
Che oggi sì grande al campo usato m'hai,
Quando soccorso a mia gente donai.

Però ti voglio la vita lasciare,
Ma non tornasti più per darmi inciampo.
Questo la fuga mi fè simulare,
Nè v'ebbi altro partito a darti scampo.
Se pur ti piace meco battagliare,
Morto ne rimarrai su questo campo;
Ma siami testimonio il cielo e 'l sole,
Che darti morte mi dispiace e duole.

Il Conte gli rispose molto umano,
Perchè avea preso già di lui pietate;
Quanto sei, disse, più franco e soprano,
Più di te mi rincresce in veritate,
Che sarai morto, e non sei Cristiano,
Ed anderai tra l'anime dannate;
Ma se vuoi il corpo e l'anima salvare,
Piglia battesmo, e lascierotti andare.

Disse Agricane, e riguardollo in viso:
Se tu sei Cristiano, Orlando sei.
Chi mi facesse Re del Paradiso,
Con tal ventura non la cangierei;
Ma sin or ti ricordo e dotti avviso,
Che non mi parli de' fatti de' Dei,
Perchè potresti predicar invano;
Difenda it suo ciascun co 'l brando in mano.

Nè più parole; ma trasse Tranchera,
E verso Orlando con ardir s'affronta.
Or si comincia la battaglia fiera,
Con aspri colpi, di taglio e di ponta;
Ciascun è di prodezza una lumiera,
E sterno insieme, com'il libro conta,
Da mezzo giorno insino a notte scura,
Sempre più franchi a la battaglia dura.

Ma poi che 'l sol avea passato il monte
E cominciossi a far il ciel stellato,
Prima verso del Re parlava it Conte;
Che farem, disse, the 'l giorno n'è andato?
Disse Agricane, con parole pronte:
Ambi ci poseremo in questo prato,
E domattina, come il giorno appare,
Ritorneremo insieme a battagliare.

Così d'accordo il partito si prese;
Lega il destrier ciascun come gli piace,
Poi sopra a l'erba verde si distese:
Come fosse tra loro antica pace,
L'uno a l'altro vicino era e palese.
Orlando presso al fonte isteso giace,
Ed Agricane al bosco più vicino
Stassi colcato, a l'ombra d'un gran pino.

E ragionando insieme tutta via
Di cose degne e condecenti a loro,
Guardava il Conte il ciel, poscia dicia:
Questo the ora veggiamo, è un bel lavoro,
Che fece la divina Monarchia,
La luna d'argento e le stelle d'oro,
E la luce del giorno e 'l sol lucente,
Dio tutto ha fatto per l'umana gente.