Così quel contra morte audace core
Nulla forma turbò d' alto spavento;
Ma lui, che solo è fievole in amore,
Falsa imago deluse e van lamento.
Il suo caduto ferro instanto fuore
Portò del bosco impetuoso vento,
Sicchè vinto partissi; e in sulla strada
Ritrovò poscia, e ripigliò la spada.
Pur non tornò, né ritentando ardio
Spiar di novo le cagioni ascose;
E poi che, giunto al sommo Duce, unio
Gli spirti alquanto, e l'animo compose,
Incominciò: Signor, nunzio son io
Di non credute e non credibil cose.
Ciò che dicean dello spettacol fero,
E del suon paventoso, è tutto vero.
Maraviglioso foco indi m'apparse,
Senza materia in un istante appreso;
Che sorse, e, dilatando un muro farse
Parve, e d' armati mostri esser difeso.
Pur vi passai; che ne l'incendio m' arse,
Nè dal ferro mi fu l'andar conteso:
Vernò in quel punto, ed annottò: fe' il giorno
E la serenità poscia ritorno.
Di più dirò; ch'agli alberi dà vita
Spirito uman, che sente e che ragiona.
Per prova sollo: io n'ho la voce udita,
Che nel cor flebilmente anco mi suona.
Stilla sangue de' tronchi ogni ferita,
Quasi di molle carne abbian persona.
No, no, più non potrei (vinto mi chiamo)
Nè corteccia scorzar, nè sveller ramo.