La vostra lettera del 17 andante mi fu consegnata solo ieri, troppo tardi per potere rispondervi lo stesso giorno. Mi affretto a farlo questa mattina, benchè io stimi che questa risposta debba giungere a Londra quando la questione del Congresso sarà stata decisa.
Che allo stato delle cose, a fronte degl’impegni assunti a Villafranca e sino ad un certo punto confermati a Zurigo dall’Imperatore, un Congresso europeo sia una necessità, parmi cosa evidente. Ove il Congresso non si riunisse, e la Francia impedisse l’Italia centrale dall’uscire del provvisorio col contrastare le decretate fusioni, quei paesi sarebbero esposti a gravi pericoli. Nelle Romagne gli uomini superlativi, e colà ve ne son molti, potrebbero spingere Garibaldi a tentare un’impresa nelle Marche e fors’anche negli Abruzzi; a Modena l’occupazione per parte dell’Austria dell’Oltrepò Mantovano, conseguenza inevitabile del trattato, potrebbe far nascere collisioni dannose; la Toscana forse potrebbe sopportare più a lungo una condizione incerta, ma anche colà le mène dei retrivi secondate dai preti produrrebbero forse gravi perturbazioni. Il Congresso adunque è richiesto dagli stessi interessi dell’Italia. Ciò ammesso, l’Inghilterra deve parteciparvi e per decoro suo e pel bene nostro. L’Austria non contrasterà il suo intervento, e ammetterà le sue riserve, quando si stabilisca che nel medesimo non abbia a farsi parola delle provincie sulle quali conserva il suo impero. E duro l’avere a rinunziare ad alzare la voce a favore dell’infelice Venezia; eppure è forza il far tacere le più vive simpatie per non sacrificare il possibile al desiderabile.
L’Austria, rassicurata sul Veneto, dovrà acconsentire alia massima inglese, che si abbia a rispettare i voti degl’Italiani. Per dare a questa forma più diplomatica, basterebbe il dire che le Potenze s’impegnano a non imporre colle armi una forma qualunque di governo ai popoli dell’Italia centrale. Questo è il principio di non intervento già, proclamato dall’Imperatore nei suoi scritti e nei suoi discorsi. Propugnato dalla Francia e dall’Inghilterra e fors’anche dalla Russia, sarà subíto dall’Austria ed accettato dalla Prussia.
Passando quindi alla costituzione del Congresso, non esito a pronunziarmi per l’esclusione delle Potenze minori. Se si trattasse solo dei Ducati e della Toscana, il loro intervento sarebbe giovevole; ma siccome la questione la più ardua e dirò pure la più importante è quella delle Romagne, temerei che il Papa avesse a trovare nella Spagna e nel Portogallo ardenti difensori.
Il Congresso riunito, la condotta dell’Inghilterra non può essere dubbia. Proporrebbe dapprima che i voti dei popoli legalmente espressi ricevessero la sanzione dell’Europa. Questa proposta essendo rigettata, proporrebbe che i popoli venissero interrogati pel mezzo del suffragio universale, da constatarsi dai rappresentanti del Congresso. Questa proposta troverebbe appoggio nella Francia, e sarebbe probabilmente accettata.
Quando nol fosse, l’Inghilterra dovrebbe entrare in una fase negativa e contrastare le proposte dell’Austria ed anche quelle della Francia. Il Duca di Modena essendo da tutti, non esclusi i suoi congiunti, abbandonato, non si avrà a combattere che la ristaurazione della Casa di Lorena in Toscana, l’installazione della Duchessa di Parma a Modena, ed il ristabilimento del dominio papale nelle Romagne.
Queste determinazioni si possono combattere non solo in virtù dei diritti dei popoli, ma altresì e più efficacemente ancora nell’interesse del principio monarchico, e delle idee d’ordine e di conservazione. Se si vuole che la rivoluzione ora schiacciata non ritorni minacciosa e potente, non bisogna porla a fronte di Governi deboli, senza radici, senza forze nè fisiche nè morali; se si vuole che i troni sieno rispettati, conviene non farvi sedere Principi disprezzati e disprezzabili, il di cui solo nome è in contrasto irritante col sentimento ora dominante in Italia, il sentimento nazionale. Ritorni il Granduca o suo figlio a Firenze; ed in men di un mese la Toscana sarà il quartier generale di Mazzini e della rivoluzione militante. Forse si dirà che la Duchessa di Parma è donna forte e non disprezzata. Quando ciò fosse vero, non si potrebbero cancellare le memorie del padre cotanto odiose, ed ispirare fiducia nel figlio. D’altronde quel sistema dei compensi che se vorrebbe applicare a favore di questo ramo borbonico, è in urto diretto coi sentimenti e le idee che dominano ora in Europa. I Modanesi sarebbero feriti nella loro dignità, quando si vedessero assegnare in guisa di douaire alla vedova dello scellerato Duchino di Parma. Meglio per loro la ristaurazione dell’antico sovrano. In quel caso sarebbero vittima di un falso principio; ma non sarebbero trattati come un branco di pecore, di cui si dispone per fare accetare da una delle parti contraenti condizioni da lei riputate onerose.
Il Trattato di Vienna ha molte parti odiose; pure è men odiabile di quel di Campoformio.
Rispetto alle Romagne sarà facile all’Inghilterra il far respingere l’idea delle riforme papali. Accettandola, si fa peggio che una cosa odiosa, si fa una cosa ridicola. Non e necessario di essere un gran statista nè gran teologo per rimanere convinti che il Papa non solo non vuole, ma non può acconsentire a serieriforme. Finchè sarà Papa e Re, dovrà in coscienza impiegare le forze del Re per fare rispettare i decreti del Pontefice. La separazione dei due poteri non è possibile. Il Papa non può acconsentire nè alla libertà dell’insegnamento, nè alla libertà dei culti, nè alla libertà della stampa. Non può tollerare le libertà municipali, salvochè per queste s’intenda la facoltà di regolare a beneplacito dei Municipi le strade consortili ed i lastricati delle strade. Il Papa, come Papa, subirà, più facilmente la perdita di una provincia, che non la promulgazione nei suoi Stati del Codice civile napoleonico. La ristaurazione papale deve impedirsi ad ogni costo; è questione non solo italiana, ma d’interesse europeo. Importa a noi, ma importa pure all’Inghilterra, alla Prussia, alla Russia stessa, a tutti i paesi ove si vuole lo sviluppo della civiltà, il quale richiede come condizione essenziale la separazione assoluta dei due poteri. Se il Papa conseguisse una vittoria in Italia, la tracotanza e l’orgoglio dei Cullen e dei McHale crescerebbe a dismisura, e l’Europa sarebbe minacciata in non lontano avvenire dal pericolo di lotte religiose analoghe a quelle dei secoli scorsi. Si ceda su tutto anzichè sacrificare le Romagne. La lor causa, lo ripeto, è la causa della civiltà.
Quando l’Inghilterra riesca ad allontanare le proposte austro-franche, torni a mettere in campo le primitive sue, ed ove non prevalgano, proponga l’unione immediata di Parma e Carrara al Piemonte e lo stabilimento di un Governo provvisorio, ma fortemente costituito, che riunisca sotto di sè Firenze, Modena e Bologna.