Le ho scritto la presente, perchè temeva di recarle disturbo; se avrà la cortesia la S. V. di darmi un cenno, potrò recarmi da lei quando le piacerà, onde prender su quanto le ho scritto miglior consiglio.

Venendo ora alle cose politiche, io non so nulla di positivo: mi tengo, siccome le dissi, indipendente da ognuno: e se il Governo sardo stimasse di potersi valere di quel poco ch’io valgo in qualunque impresa per quanto audace potesse essere, io sono sempre pronto. Beninteso per la indipendenza della mia patria: per la quale fin da che conobbi non ebbi mai quiete, e sagrificai tutto. Nel dire di essere pronto a dar mano al Governo sardo non sono influenzato che dall’amore del mio paese, e dalla convinzione che oggi, se egli vuole, è il solo Governo che possa fare l’Italia indipendente, una e grande: ed io mi reputerò felice se in un fatto d’importanza e di gravi conseguenze per gli oppressori dell’Italia potrò adoperarmi con tutte le forze, e finire anche una vita che non fu per me fino ad ora che triste, passionata e melanconica. Mi perdoni questa espansione d’animo.

Da quanto sento, pare che il mio libretto abbia avuto qualche incontro anche in Piemonte presso qualunque partito: certo che io nulla esagerai; mi studiai per anco di far conoscere che debbesi sagrificare qualunque principio politico alla indipendenza nazionale; ed io così feci fino dalla mia prima prigionía del 1844.

Non mi occorrendo altro significarle, la supplico di avermi per iscusato, e rispettosamente me le offro

Di Vostra Signoria

Umilissimo e devotissimo servitore

“Felice Orsini.”


“Leri, 24 Ottobre (1859).

“Carissimo Panizzi,