“Delle maschere l’una (V. Tav. in fine, fig. 2) nel tipo e nell’espressione somiglia a quella incrosta di mosaico, descritta da Ulisse Aldrovandi la quale oggi si conserva nel Museo Etnografico Nazionale di Roma [6⅞ inches high]. Il naso è lungo, sottile ed arcuato; ma non essendo incavato nell’interno, la maschera non potrebbe adattarsi faccia. Gli occhi consistono in rozze aperture ovali, sotto le quali, a breve distanza, sono incisi due profondi solchi, a guisa di semicerchi, come nell’idolo. Intorno la fronte, sopra la radice del naso, corre una larga fascia in rilievo. Fra le labbra inferiore allungate, esce la lingua, che si ripiega sul mento: della parte inferiore non è possibile formarsi un concetto perchè è stata tagliata. Conserva qua e là le traccie della tinta rossa, ma sono meno evidenti che nell’idoli. Sulla fascia della fronte, nella lingua e sul naso possono ancora notarsi delle linee incise, riempite di materia bianca.

“L’altra maschera (tav., fig. I) è lavorata con maggiore cura [7⅛ inches high]: ha la faccia simmetrica nelle varie parti e proporzionata. Le labbra sono piccole, ma, quello inferiore essendo rotto, non è possibile indovinarne la forma. Ha il naso arcuato, e largo alla base, ed è internamente incavato in modo che la maschera potrebbe adattarsi alla faccia, e siccome la bocca, le narici e gli occhi sono forati, cosi il portatore potrebbe benissimo vedere, respirare e parlare. Nella parte inferiore delle occhiaje, agli angoli, si notano due piccole incavature ad arco, la cui forma farebbe supporre che vi fossero adattati pezzi di madreperla a guisa di occhi, come in quelle del Museo Christy. In generale i lineamente mostrano quella espressione placida e contemplativa, che, secondo il Tylor, e caratteristica dei lavori aztechi e degli egiziani, tanto se si riguardano le massiccie sculture in pietra, quanto le piccole teste di terracotta. Ambedue queste maschere, nella parte superiore corrispondente alla fronte, hanno fori nei quali forse s’immettevano cordoncini per sospenderle: la prima ne ha due grandi agli angoli, l’altra quattro più piccoli intorno.” (See note under List of Works, 1885.)

[110] D. I. Bushnell, Jr., Two Ancient Mexican Atlatls, American Anthropologist, N. S., vol. 7, no. 2, 1905; also North American Ethnographical Material in Italian Collections, ibid., vol. 8, 1906.

[111] See Note 94.

[112] Fr. Toribio Motolinia, Historia de los Indios de Nueva España, Tratado Tercero, cap. XX, pp. 247-249, edition published by Icazbalceta, Colección de Documentos para la Historia de México, tomo 1, Mexico, 1858.

[113] Consult Frederick Starr, The Little Pottery Objects of Lake Chapala, Mexico, Bulletin II, Department of Anthropology, University of Chicago, Chicago, 1897.

[114] An important summary of these discoveries has recently been published by Gamio; see Las Excavaciones del Pedregal de San Angel y la Cultura Arcaica del Valle de Mexico, American Anthropologist, N. S., vol. 22, no. 2, 1920. Also the paper of Hermann Beyer, Sobre Antigüedades del Pedregal de San Angel, Memorias de la Sociedad Científica “Antonio Alzate” de México, tomo 37, núm. 8, Oct., 1917; and Ramon Mena, El Hombre de “El Pedregal” de San Angel, Escuela Naciona, Preparatoria Curso de 1918.

LIST OF WORKS DESCRIBING MEXICAN MOSAICS

1648

Aldrovanus, Ulysses. Musæum metallicum. Bologna.