Phyllis stava ancora dormendo quando tornò in camera da letto a prendere il cappotto. Bene. Gli pareva già di sentire la discussione che avrebbe intavolato se le avesse comunicato il suo piano, mentre a giudicare da come dormiva ce l’avrebbe fatta ad andare e tornare, senza che lei sapesse se aveva fatto un viaggio di cinquanta chilometri o se era soltanto andato al bar dell’angolo. Mentre scendeva le scale alla chetichella, sorrideva. Per essere uno sposo novello, stava imparando in fretta!
Non erano necessari né indirizzo né carta topografica per trovare la proprietà di campagna di Darius Brunner: occorreva comprare qualche litro di benzina a una stazione di rifornimento nei dintorni di Arlington e fare due normali chiacchiere. Col passare del tempo, il cielo coperto si era andato rischiarando e il sole cominciava a lanciare qualche timido raggio.
— Oggi, forse, ce la caviamo senza pioggia — osservò Casey.
L’uomo in calzoni da militare e giacca di cuoio, che stava strofinando il parabrezza, sorrise. — Pare di sì — annui.
— Sarà un sollievo, dopo la settimana scorsa.
— Già, ho sentito che in città ha diluviato. Qui non vediamo una goccia d’acqua da ottobre.
Mentre la pompa riversava la benzina nel serbatoio, Casey ebbe tempo da dedicarsi a un altro piccolo problema. Forse era stato il modo accurato con cui l’inserviente aveva pulito il parabrezza à fargli tornare in mente il negro dell’autorimessa di Gorden. Comunque, qualcosa non collimava. Il negro ricordava di avere lavato la macchina di Gorden, dopo quella notte piovosa, eppure questi risultava essere stato con la signora Brunner, e nella zona della signora Brunner non aveva piovuto. Un problema che faceva riflettere, e Casey era felicissimo del totale che saltava fuori.
— Era di queste parti, o sbaglio, quel milionario che è stato assassinato? — chiese, quando l’inserviente apparve di nuovo accanto al finestrino.
— Darius Brunner?
— Proprio lui. Ne hanno parlato tutti i giornali. Lo conoscevate?