Un cane da guardia non avrebbe avuto l’aria più ostile dell’uomo in camicia a scacchi, ma a Casey, la cui paura stava svanendo, non garbava di essere guardato in cagnesco.
— Ah, volete vedere la signora? Tanti altri ficcanaso vorrebbero vederla. Filate e badate ai fatti vostri.
— È proprio quello che sto facendo.
— E cioè?
— È quanto intendo dire a lei.
La conversazione avrebbe potuto continuare all’infinito su quel tono, per cui Casey radunò quanto coraggio aveva e scese dall’automobile, sicuro di riuscire a sistemare quel tipo minaccioso ritto in mezzo al viale. — Non cerco ricordi e non voglio autografi — dichiarò. — Però intendo vedere la signora… a meno che non le interessi affatto avere notizie di sua figlia.
— Un momento!
Casey ristette. No, non era frutto della sua fantasia. L’uomo era impallidito.
— Aspettate, dirò alla signora che siete qui.
Casey accese una sigaretta preparandosi all’incontro. Il custode si allontanò con passo svelto e spari in uno dei granai. Casey fece in tempo a fumare mezza sigaretta, prima di doverla schiacciare col tacco per l’avvicinarsi frettoloso ma misurato della signora Brunner. Misurato, proprio la parola giusta. Non poteva fare a meno di provare ammirazione per quella donna. Anche Phyllis aveva le stesse qualità, ma in lei l’effetto era diverso, in quanto non si sapeva mai se capisse o meno la situazione, mentre la madre capiva, accettava e cercava di prendere le cose per il meglio senza batter ciglio. Stava uscendo dal recinto, figura piena di dignità anche in calzoni da cavallerizza e vecchia giacca di tweed. Camminando, si toglieva un paio di vecchi logori guanti, e i suoi occhi grigi e penetranti non si staccavano dal viso di Casey.