Non era una questione da essere presa alla leggera, soprattutto per Casey che lottava per la propria felicità e fors’anche per la propria vita, ma la tensione, che era andata aumentando in silenzio, s’infranse al suono della risata di lei, suono che pareva quello di un fragile ramo che si spezzi per il troppo peso.

— Ancora Lance! — esclamò. — Vogliate scusarmi, signor Morrow, non volevo essere scortese…

— Ancora Lance? — fece eco Casey.

— È un’idea di Phyllis?

— All’inizio l’idea infatti fu sua.

— Lo sapevo. Tutte le volte che litigano, Lance per lei diventa un nemico mortale, che mira soltanto al suo patrimonio. Suppongo del resto che per le ragazze ricche sia un timore abbastanza naturale. Io non ebbi mai preoccupazioni di questo genere.

Casey non avrebbe saputo dire se l’ultima osservazione era stata pronunciata con una sfumatura di sollievo o di rimpianto.

In quel momento sapeva soltanto che non sarebbe riuscita a eliminare Lance Gorden quale sospetto omicida, con una semplice risata. No davvero, dopo lo scontro avvenuto sul marciapiede di fronte alla casa di Maggie. Era incerto se raccontarle l’accaduto, ma qualcosa lo ammoni che sarebbe riuscita a smantellare la sua versione con qualche alibi. E a proposito di alibi disse: — Ho letto sui giornali che Gorden dichiara di essere stato qua tutta la notte del lunedì. — Ora non rideva più. Il tono di Casey aveva avuto un’inflessione ammonitrice. — Non voglio insegnarvi nulla — proseguì — ma se fossi in voi non sarei tanto pronta a spalleggiare una menzogna come questa, neppure trattandosi di un eventuale futuro genero.

— Siete certo che fosse una menzogna?

— Sicurissimo. — Casey si sentiva meglio, come sempre quando prendeva l’offensiva. — Non voglio asserire con questo che Gorden sia o non sia un assassino. Però potrebbe esserlo, non vi pare?