— Per forza. Si tratta anche della mia pelle.
— Avete scoperto nulla?
— Alcune cose. Ditemi, udiste mai vostro marito parlare di un certo Groot, Carter Groot?
Phyllis e la madre avevano una cosa in comune: quel modo fisso, quasi sconcertante di guardarlo negli occhi mentre parlava. Ammesso che il nome, o l’avervi accennato, significasse qualcosa per lei, non lo diede a vedere e finì per rispondere: — No, sono sicura che non lo nominò mai in mia presenza. È un indizio?
Sorrise lievemente, nel pronunciare l’ultima frase, dimostrando di non prendere troppo sul serio quella sua attività.
— Senz’altro — ribatté Casey. — Carter Groot è un investigatore privato che lavorava per conto di vostro marito. Portò a termine il suo compito e venne liquidato il lunedì. La stessa sera vostro marito fu ucciso.
— Non capisco — fece la signora Brunner. — Un investigatore privato? E che cosa investigava?
Casey esitò. Avrebbe potuto svelarle i suoi sospetti su Gorden, facendoli passare per affermazioni basate su solide prove, ma non avrebbe guadagnato nulla. Essendo a caccia di ciò che Groot aveva scoperto, aveva bisogno di aiuto e doveva quindi chiederle di fidarsi della sua parola, di fidarsi di lui più di quanto lui stesso non avrebbe fatto con chicchessia. Concluse che l’unica strada consisteva nell’essere sincero da quel momento, e così disse: — Non so esattamente su che cosa stesse investigando, ma ho i miei sospetti. Sospetti piuttosto seri. Carter Groot è scomparso da lunedi sera.
Occorre un certo tempo per digerire una dichiarazione di quel genere, e infatti soltanto dopo qualche momento la signora Brunner disse, con voce un poco afona: — E quali sono i vostri sospetti?
— Da quanto tempo conoscete Lance Gorden?