Phyllis osservò: — Non esiste una clausola legale secondo cui la moglie non può testimoniare contro il marito? Può darsi che stia pensando a quello.

— Esiste anche una legge sui rapimenti. — Casey sorrideva ironico. — Chissà come funzionerebbe applicata al rovescio?

Non era possibile mentire a quel modo, volutamente, senza il minimo cenno d’incertezza. Teneva gli occhi fissi su Phyllis in attesa che si tradisse, ma la signora Brunner si alzò dalla poltrona accanto al camino e s’interpose fra loro dicendo con calma: — Abbiate la cortesia di finire il vostro discorso, signor Morrow.

— Ho già finito.

— Avete insinuato di aver sposato mia figlia.

— No… l’ha insinuato lei. So soltanto quello che mi ha raccontato visto che al momento ero leggermente sbronzo.

— Quale momento? — volle sapere Gorden. — Dove e quando sarebbe stato celebrato questo supposto matrimonio? Dovrebbe essere abbastanza facile controllare.

Già, doveva essere facile. Strano che non gli fosse mai venuto in mente da quel pomeriggio piovoso in casa di Maggie, quando Phyllis gliene aveva dato l’annuncio. Il racconto di lei era pieno di falle chilometriche. Aveva detto che si erano sposati nell’Indiana, chissà in che punto, e non aveva neppure mostrato la licenza; non aveva mai posseduto l’anello matrimoniale. Casey non le aveva tuttavia rivolto alcuna domanda, troppo indaffarato a seguire le piste dell’uccisore di Brunner: altra idea di Phyllis, anche quella. Lo aveva minacciato in presenza di Maggie e ora stava mettendo in atto la minaccia. Infatti si ostinava a dire: — È falso, non so niente di un matrimonio, non so di che cosa stia parlando.

— Secondo me, è una questione che riguarda la polizia — insistette Gorden.

— Per una volta vi do ragione — approvò Casey.