Si chiedeva che cosa potesse volere una donna simile da Casey Morrow, un tipo non bello, che dimostrava più dei suoi trent’anni. Poi la sua bocca larga si torse” in un sorriso ironico, mentre stringeva con gesto quasi tenero l’ultima banconota spiegazzata.

— Mi dispiace — disse — ma questa è per me.

— Vi sembra gentile? — Lei non aveva battuto ciglio.

— È una questione economica… economia elementare. — L’ultima frase gli era riuscita difficile, e riprese quasi sillabando: — Bellezza, non c’è altro. È una triste verità, ma non c’è altro.

A questo punto, secondo ogni regola, la ragazza avrebbe dovuto ricordarsi di un impegno precedente e andarsene. Invece lei pareva seguire regole personali a seconda degli eventi. Gli occhi color fumo scrutarono il viso di lui, esaminandolo attentamente dai capelli scuri scomposti fino al mento quadrato, volitivo. All’esame di lei non sfuggi la cicatrice seminascosta dal sopracciglio, ricordo della mira poco esatta d’un giapponese, ed era prevedibile che non le sfuggisse neanche l’espressione insolente di quel sorriso sarcastico. Eppure non se ne andò.

— Vi dispiace se mi pago da bere? — chiese.

— Non mi dispiacerebbe neppure se pagaste anche per me, bellezza.

— Intesi, allora.

Lo disse come se nulla fosse. Casey si appoggiò allo schienale del divano e cercò di ottenere una prospettiva più chiara della situazione. Nulla di mutato. Era davvero seduta li, era davvero bellissima e stava davvero ordinando da bere anche per lui, assistita dal cameriere dall’occhio di falco.

— Rinuncio — disse. — A che gioco giochiamo?