— Compresi i propri.
— Forse.
— Anche il suo testamento, per caso?
Per la prima volta un lieve sorriso increspò quelle labbra provocanti. — È stato qui anche il tenente Johnson.
Johnson. Casey si provò ad applicare quel nome al ricordo di un tale col cappello azzurro e l’impermeabile grigio, concludendo che gli si adattava. Johnson, della Squadra Omicidi, era dunque stato a ficcare il naso nell’ufficio di Lance Gorden. Gli sviluppi si facevano interessanti. L’elica gli si rimise in moto nello stomaco, ma non aveva certamente fatto un tentativo tanto rischioso per niente, e disse: — Immagino che Gorden sarà molto addolorato per la morte di Darius Brunner.
— Lo suppongo.
— Lo conoscevate?
— Brunner? — La ragazza tamburellò sul ripiano di vetro con le unghie laccate. — Certamente! Eravamo vecchi compagni di università, avevamo fatto le regate insieme. Andiamo, signor Procuratore Distrettuale, io ho da fare.
Di questo, Casey dubitava assai. Quando era entrato, la bionda stava oziosamente lucidandosi le unghie; tuttavia aveva palesemente i nervi tesi, e questo poteva essere un colpo di fortuna per Casey. Decise di prolungare il colloquio per rivolgerle almeno qualche altra domanda.
— Gli uffici Brunner si trovavano in questo stabile — osservò, tastando il terreno — e ho sentito dire che, a volte, le segretarie si scambiano le loro opinioni sul principale. Non conoscete per caso la segretaria privata di Brunner?