— Ne siete certa?
— Sicurissima. La signora Brunner non approva il divorzio.
Un’ipotesi andava già a farsi benedire. E cioè che a Phyllis potesse non andare a genio la posizione di Gorden quale legale di uno dei genitori contro l’altro. Era stata comunque un’ipotesi piuttosto debole, e vi rinunciò senza lotta.
— Ecco perché Brunner viveva in un appartamento in città — continuò Casey — mentre la moglie abitava nella proprietà di famiglia. E dove stava la favolosa ereditiera scomparsa?
Vedendo che la bionda guardava fisso al di sopra della sua testa cominciò a chiedersi se fosse improvvisamente diventato invisibile e incalzò: — L’avete sentita nominare? Sapete, la ragazza che doveva sposare il vostro principale… o forse le mie informazioni sono sbagliate?
A meno che la voce della segretaria di Gorden non fosse d’un tratto diventata baritonale, era presente qualcun altro nella stanza, e Casey si volse di scatto, maledicendo lo spesso tappeto e le porte silenziose. A prescindere dal sorriso pubblicitario, non gli fu difficile riconoscere Lance Gorden. Alto, biondo e robusto, il suo viso appariva tuttavia leggermente pallido sotto il dignitoso cappello blu scuro, e stringeva con dita nervose il manico di un ombrello bagnato.
— State sgocciolando sul tappeto — lo informò Casey.
— Chi è quest’uomo?
— Un altro giornalista, signor Gorden. Stavo cercando di liberarmene.
Era davvero sorprendente udire come ogni inflessione aggressiva si fosse dileguata in così breve tempo dalla voce della bionda. Casey la guardò di nuovo e notò la luce che aveva rischiarato quegli occhioni castani, facendoli parere due gioielli. Ora capiva perché era stata restìa a parlare di Phyllis Brunner. Una brutta cotta.