— Però lui è morto, e lei è scomparsa.

Gorden alzò il capo con gesto lento e fissò Casey con espressione calcolatrice: — Il vostro lavoro deve occuparvi molto — osservò in tono asciutto. — Che giornale avete detto di rappresentare?

— La “Rassegna femminile”.

— Davvero? — Si vedeva che cominciava a sommare alcune cose, e pareva essere un matematico in gamba. — Perché non riferite le vostre ipotesi alla polizia? — suggerì. — Potrebbero interessarla e, chissà, forse riuscireste a ottenere qualche notizia. Vi farebbe piacere sapere dove sono stato in quest’ultima ora?

Una suoneria d’allarme squillò nel subcosciente di Casey, il quale prese ad indietreggiare, allontanandosi dalla scrivania. Lo sguardo di Gorden era troppo fisso.

— Sono stato in un vicolo nei pressi del fiume per identificare la macchina della signorina Brunner. Chiunque l’avesse abbandonata lì, aveva cercato di eliminare le prove dando fuoco alla tappezzeria, ma un passante ha dato l’allarme appena visto il fumo. Strano il fatto della tappezzeria. Un lato del sedile era imbrattato di sangue, ma non quello del guidatore.

Un vicolo nei pressi del fiume. Poteva indicare un’infinità di luoghi, ma per Casey significava una zona situata fra il bar Nuvola e un vecchio edificio nella Erie Street. Dovette fare uno sforzo per chiedere: — E la signorina?

— La sua borsetta è stata trovata a circa mezzo isolato di distanza. Null’altro… per ora.

Gorden si era alzato e allungava la mano sinistra verso il telefono. — Quanto all’individuo con cui si era incontrata nel bar dell’albergo…

Non terminò la frase né la manovra per afferrare il telefono. Praticamente era già proteso a ricevere il pugno che Casey fece scattare e, dopo averlo ricevuto, non parve più disposto a chiacchierare.