Casey stava già filando oltre l’ingresso, diretto verso l’ascensore, e ben presto usciva a precipizio dallo stabile, prima che la bionda tornasse per trovare il suo eroe con il bel viso affondato nel portacenere. Fuggiva anche da un’orda di ombre i cui volti assomigliavano a quello sardonico del fattorino. Se Phyllis Brunner era morta… Non era ammissibile neppure pensare a certe cose, non poteva essere morta. Maggie doveva per forza aver visto giusto!

Una volta in strada gli fu facile disperdersi nella calca frettolosa e svoltò automaticamente a sinistra. Pochi isolati più oltre balzò su un autobus che stava per invertire la direzione, ripartendo verso nord, e lungo tutto il percorso fino alla Erie Street continuava a ripetersi che Phyllis non poteva esser morta.

Maggie non c’era, e allora s’introdusse in casa con la chiave che gli aveva dato, chiedendosi come poteva essersela cavata al Municipio. Del resto, c’erano pochi dubbi in proposito. Anche se fosse esistito un fondo di verità nelle supposizioni di lei, le probabilità di un matrimonio segreto erano minime. Phyllis Brunner non avrebbe arrischiato un’attesa di tre giorni, anche se le fosse riuscito di ottenere una licenza, con il confine dell’Indiana tanto vicino. Comunque, tutto pareva ancora un sogno pazzesco.

Nello studio regnava una quasi totale oscurità. Nei giorni piovosi, l’imbrunire sopraggiunge presto, e il crepuscolo plumbeo che filtrava dall’alto creava soltanto una fantasmagorica chiazza di luce. Casey si chiuse la porta alle spalle e attese che la sua vista si fosse abituata alla penombra. La luce fioca batteva in pieno sul viso che Maggie aveva ritratto e lui la ricordava appunto così, avvolta in un tenue raggio azzurrino in mezzo a cui spiccavano gli occhi color fumo.

“Che ti prende, Casey Morrow? Quali poteri magici aveva quella ragazza per capovolgere la tua vita in questo modo? È possibile che siano trascorse soltanto ventiquattro ore da quando hai visto quel volto? Sembrano secoli, lunghi secoli oscuri.”

All’improvviso cessò il suo soliloquio. Nonostante la luce plumbea si era accorto che il quadro si era mosso e avanzava verso di lui.

7

Viva, anzi vivissima, Phyllis Brunner stava avanzando con passo esitante, incerta sull’identità della persona entrata nello studio, quando Casey accese la luce. Era la prima volta che la vedeva illuminata chiaramente: il volto pallido, la pelliccia di visone ormai simile a un topo annegato, era tuttavia sempre bellissima. Si fermò a mezzo metro da lui e attese le parole, che Casey non riusciva a trovare.

— Aspettavo Maggie — finì per dirgli. — Un tempo abitavo qui.

— Lo so.