Forse recarsi direttamente a casa di Gorden non era la mossa più abile. Chissà. Sapeva soltanto che doveva pur cominciare da qualche parte e che Gorden in quel momento era fuori. Altro problema era sapere chi avesse risposto al telefono, ma l’avrebbe affrontato sul posto, tanto più che c’erano molte probabilità che il suo interlocutore non lo avesse mai visto.

Alla sua scampanellata venne ad aprire un tipo magro dalle folte sopracciglia, i capelli arruffati e piedi piccolissimi. Casey notò in modo particolare i piedi, perché bloccavano l’ingresso, e vide che l’individuo dal viso inespressivo indossava calzoni neri e giacca bianca.

— Mi dispiace che Gorden non ci sia — disse Morrow. — Ma non ho fretta, lo aspetterò.

Nobile tentativo, che però non sortì alcun effetto.

— Il signor Gorden sarà assente tutto il giorno — insistette il domestico. — Può darsi che torni molto tardi e forse soltanto domani.

— Davvero? — Casey tirò fuori una smorfia, sperando di farla apparire come un sorriso genuino. — Come ai vecchi tempi — aggiunse.

— Come?

— Eravamo compagni di università, e anche allora il vecchio Gorden non ci teneva troppo a rincasare la sera. Peccato che non fosse al corrente della mia venuta, altrimenti avrebbe potuto trovare una ragazza anche per me.

Continuava a sprecare tempo. Il viso indifferente non mutò espressione, e i piedi non si scostarono dalla soglia. Non c’era nulla da fare per schivare quel cane da guardia, e non sarebbe neppure valso mostrargli una sua fotografia con Gorden in braccio alla stessa balia. Ci voleva un tipo più scaltro di lui per scoprire se c’era qualcosa di sospetto nell’appartamento ricco di lucidi legni che s’intravedevano dalla porta. Si allontanò per avviarsi verso l’ascensore, ma giunto a metà del corridoio, si fermò per guardarsi alle spalle. L’uscio era stato richiuso, e doveva esser effetto dei suoi nervi se continuava a sentirsi fissare da quegli occhi scuri.

Era logicissimo che Lance Gorden alloggiasse in un quartiere di lusso tanto diverso dalla zona a cui era abituato Casimir Morokowski, in quella casa austera, fronteggiata da un prato vellutato che serviva da parcheggio, e con l’autorimessa privata sul retro. Incerto sul da farsi, Casey entrò appunto nell’autorimessa per attaccare discorso con il negro che stava sfregando una macchia invisibile sul cofano di una Cadillac chilometrica.