— Faremo quello che occorre! Tu stesso hai detto che non aveva nessuna ragione logica di uccidere la fonte delle sue rendite, quindi una ragione ci deve essere.
Quella sua maledetta logica faceva quasi dimenticare a Casey ciò che aveva letto nel giornale. — Gorden dice di essere stato in campagna la sera in cui tuo padre è stato ucciso — l’informò. — Dichiara di esserci andato per pranzo e di averci pernottato, ricevendo là la notizia della sua morte. Per di più tua madre conferma.
— Naturalmente. Se Lance le ha detto che gli occorre un alibi, sarebbe pronta a mentire per lui.
— Ne sei certa?
— Sicurissima. Te l’ho detto, l’ha ipnotizzata.
Casey sospirò, ripiegando il giornale. — Va bene, correrò qualche rischio per cercare di scoprire qualcosa sul tuo amico. Mi convincerò anche della sua colpevolezza, se questo potrà essere di aiuto. Mentre sarò fuori a indagare, tu però stai al coperto. Non preoccuparti, che torno.
— Lo so.
Sulla porta Casey si volse a guardare indietro. Lei la sapeva lunga. Aveva scelto bene il suo uomo di paglia, e se ne rendeva conto. “Devo essere ancora sbronzo” si disse. “Sbronzo o in pieno sogno.” Poco dopo scendeva le scale e aveva in tasca un indirizzo e un numero telefonico scritto a matita.
— Il signor Gorden non c’è. No, non rientra per ora. È andato al funerale di Darius Brunner.
Il funerale. Casey se n’era completamente scordato. Depose il ricevitore del telefono e aprì la porta della cabina, turbato da un nuovo pensiero. Aveva detto a Phyllis di non muoversi e non era possibile che lei fosse tanto imprudente da svignarsela per assistere al funerale del padre. Si trastullò per un attimo con l’idea di tornare ad accertarsene, ma poi ricordò il famoso colloquio in casa di Maggie e come Phyllis fosse rimasta seduta sul divano a raccontare senza interruzioni e senza lacrime. Ciò non significava che fosse arida, ma semplicemente che sapeva dominarsi. Concluse che un maggior dominio di se stesso non avrebbe fatto male neanche a lui.