— Credete che lavori sempre, io?

— M’informavo. Allora non sapete a che ora ha tirato fuori la macchina il signor Gorden la notte in cui è stato ucciso Brunner?

— Da quello che ho sentito dire, non ne aveva bisogno, perché era già fuori.

— È stato fuori tutta notte?

— So soltanto che l’ha riportata la mattina dopo di buon’ora. L’ho lavata io stesso prima di mezzogiorno.

— Era sporca?

— La pioggia non lava le automobili. Se c’è altro che volete sapere…

— Vorrei sapere tante cose — fece Casey, sorridendo con ironia — ma non desidero strapparvi al vostro lavoro.

Non si sentiva molto soddisfatto, mentre si allontanava con passo lento dallo stabile, ed era sul punto di intavolare un monologo con se stesso. Phyllis aveva detto: “Scopri perché Lance ha ucciso mio padre”. Scopri. Bazzecole. Per il momento, i risultati delle sue indagini erano nulli, e il suo cervello non pullulava certamente di idee utili a migliorare la situazione. Aveva però in tasca altri indirizzi. Uno forse sarebbe stato utile soltanto dopo il funerale, ma l’altro poteva servire. Sprofondò il mento nel bavero e riprese a camminare contro vento. La mèta non era lontana e, se pensava allo stato di subbuglio del suo stomaco, era addirittura troppo vicina.

Erano passati tre giorni da quando era stato trovato il cadavere di Darius Brunner, ma Casey avanzava lemme lemme verso la casa. Quando vi giunse, sostò sul lato opposto del marciapiede per accertarsi che non ci fosse ombra di poliziotto, e una volta entrato continuò a procedere con cautela, guardandosi attorno. Tempo sprecato. Soltanto í suoi passi risuonavano nei corridoi coperti di tappeti, e quando suonò il campanello, non ottenne risposta. Aprì cautamente l’uscio con la chiave che gli aveva dato Phyllis ed entrò.