Buio pesto. Attraverso le persiane chiuse, la giornata nuvolosa faceva filtrare nelle stanze sottili strisce di luce grigia. Nello studio regnava una oscurità ancor più profonda a causa delle pesanti tende tese davanti alle finestre, e Casey dovette cercare la lampada sulla scrivania e accenderla. Si trovava in una stanza per lui nuova, eppure aveva trovato il lume con facilità e sapeva con altrettanta sicurezza in che punto del tappeto fossero le chiazze scure. Sebbene cercasse di ricordare di essere già stato in quella camera, tutto ciò che Phyllis gli aveva raccontato restava in una zona d’ombra. Eppure si orientava benissimo. Mentre fissava la macchia di sangue, si diceva che non era una ragione sufficiente per correre il rischio di entrare nell’appartamento di Brunner, e sempre più sentiva che il gioco non valeva la candela. Comunque la logica consigliava di cominciare le indagini frugando nella scrivania.
Darius Brunner doveva essere un uomo ordinato. Lo spazio lasciato libero dalla lampada e dal telefono era occupato da accessori d’argento da scrivania e da una fotografia di Phyllis in cornice pure d’argento. Nessuna carta ingombrava il tavolo né spuntava da sotto la cartella; il ripiano era stato spolverato di recente, e il calendario aggiornato.
Il grande cassetto centrale, che pareva il punto logico da cui iniziare le ricerche, si aprì facilmente, e anche all’interno regnava l’ordine. Buste, carta da lettere, scatoletta dei francobolli, tutto a posto. Più in fondo s’intravedeva un oggetto di maggior interesse e cioè un libretto degli assegni, e fin dal primo rapido sguardo alle matrici compilate con cura, Casey capì che Darius Brunner aveva usato la penna con facilità. Sebbene fosse di misura commerciale, il libretto concerneva ovviamente il suo conto corrente personale, e la maggior parte delle matrici si riferiva a conti, ad assicurazioni e così via; in più ve n’erano alcune intestate ad Arvid Petersen che, come Casey ricordava d’aver letto sui giornali, era il domestico. Non poche matrici si riferivano a enti definiti “opere di beneficenza”, mentre a quelle che portavano il nome della signora Brunner e di Phyllis era aggiunta la parola “personale”. Casey esaminò ogni matrice, ma non gli riuscì di trovarne intestate a Lance Gorden. O questi riceveva uno stipendio annuo oppure veniva pagato con gli assegni adibiti alle spese d’ufficio.
Era ormai giunto alle ultime due matrici, quando notò qualcosa di un certo interesse. Gli ultimi assegni scritti da Brunner portavano entrambi la data del suo ultimo giorno di vita. Il primo della somma di cinquemila dollari, era intestato a Phyllis, e nel leggere Casey ebbe un sorriso amaro. La ragazza non aveva certamente comunicato al padre l’uso che intendeva fare di quel denaro. Aveva forse inventato una malinconica favola, dichiarando di essere ridotta al solo visone dell’anno prima, o era davvero tanto facile spillare denaro a Brunner? Prima o poi glielo avrebbe chiesto. Passato all’ultima matrice, vide che rappresentava una strana somma, e cioè milleduecento ottantasette dollari e quaranta cents, pagati personalmente a un certo Carter B. Groot.
Fu la parola “personale” a richiamare la sua attenzione. Una somma di quel genere faceva pensare al saldo di un conto, eppure tutti gli altri assegni erano stati accuratamente specificati. Perché quell’eccezione? Casey riandò con la mente a tutti i nomi che la stampa aveva collegato con Brunner: Petersen, Huntly, Gorden, ma nessun Carter Groot. Forse era una pista, forse no, ma in quel momento non ebbe il tempo di decidere. Oltre la porta dello studio aveva afferrato l’inconfondibile rumore di una chiave infilata nella serratura, e trascorse appena un attimo fra il momento in cui lui spense la luce e quello in cui si apri la porta esterna.
9
Balzato prontamente dietro l’uscio dello studio, Casey tendeva l’orecchio verso le voci. Prima due e subito dopo una terza. La prima era maschile e, mentre si apriva la porta dell’ingresso, stava dicendo: — Ora accendo, è buio pesto qua dentro. Sei sicura di voler rimanere, Alicia? Tanto varrebbe che tu aspettassi a casa mia.
I nervi di Casey si tesero. Aveva riconosciuto la voce di Lance Gorden, e non faceva parte dei suoi programmi per la giornata imbattersi nel suo avversario in quelle circostanze. Non aveva previsto che il funerale di Brunner sarebbe terminato così in fretta.
Intanto una voce di donna rispondeva: — Non c’è ragione perché io non rimanga. Non sono una bambina, Lance.
— Hai però passato ore molto angosciose.