— Ma devi mangiare.

Devi mangiare. Proprio quello che aveva detto Petersen, il domestico, alla signora Brunner. A quel ricordo Casey capì d’un tratto che cosa, senza rendersene conto, sentiva il bisogno di fare. Voleva scendere al bar dell’angolo e chiamare un numero che aveva visto sulla scrivania di Brunner. Servendosi di una cabina pubblica, i rischi sarebbero stati pochi: voleva dire alla signora Brunner che la figlia era sana e salva. Forse quel gesto lo avrebbe tenuto su finché non avesse deciso sulle ulteriori mosse.

— Vado a fare due passi — disse ad un tratto, respingendo la sedia.

— Vai da Maggie?

Il tono di Phyllis rivelava la stessa lieve preoccupazione che si leggeva nei suoi occhi, e Casey esitò prima di chiedere: — Perché dovrei andare da Maggie?

— Perché hai scoperto qualcosa e non vuoi dirlo a me.

— Siocchezze.

— Credi?

Prese cappello e cappotto dal piccolo armadio nell’ingresso e scese pesantemente le scale, continuando a cercare una risposta. Fuori faceva più freddo di quanto non ricordasse e anche molto buio, ma verso l’angolo della via una macchia di luce gialla indicava le finestre del bar. Mentre camminava si frugava già in tasca per tirar fuori una moneta.

La suoneria del telefono di Brunner squillò a lungo prima che una voce dicesse: — Pronto.