Casey osservò: — Cominciate a diventare sospettosa. Lei tentennò il capo e lo corresse: — Sto diventando nervosa… Ogni volta che sento bussare alla porta, mi aspetto che irrompano quei tipi vestiti di blu per trascinarmi alla Bastiglia. Siate indulgente, non mi ero mai trovata coinvolta in un omicidio.
Già, parlava in quel modo, lo guardava col capo ripiegato sulla spalla, inarcando un sopracciglio, ma alla fine, dopo avere ascoltato le sue proposte, finì per dire: — Va bene, noleggerò la macchina, se è necessario, ma è l’ultima volta…
— Siete un angelo.
— Non occorre che mi diciate quello che sono. Una demente e lo so. E il denaro?
Dopo avere sfilato dal portafogli alcune banconote per il deposito, Casey si avviò verso la porta, dicendo: — Devo vedere un tale e tornerò più tardi a prendere l’automobile. Scegliete una macchina poco appariscente, di serie.
— Accidenti — brontolò Maggie. — Stavo già pensando a una decappottabile gialla con “Oggi Sposi” scritto sul portabagagli e un paio di vecchie pantofole attaccate al paraurti.
In attesa di possedere l’automobile, Casey dovette per forza servirsi dei mezzi di trasporto pubblici per dirigersi a un piccolo ufficio al secondo piano di un edificio in mattoni ricoperto di una patina permanente di fuliggine. Dalla strada si vedeva una finestra con la scritta in lettere dorate: “Carter B. Groot Agenzia Investigativa”, ma all’interno Casey si trovò di fronte a una porta di vetro smerigliato che non si apriva. Qualche passo più oltre, nel tetro corridoio, un custode in abito da fatica stava sistemando una scala a pioli sotto un lume a cui era saltata la lampadina, e si fermò a osservare con aria scettica le sue vane manovre con la maniglia.
— Non serve — disse alla fine. — Groot non c’è.
— Cominciavo a sospettarlo. Quando torna?
— Non saprei.