— Che cosa avete detto? — borbottò.
— Cinquemila.
Cinquemila. Bastava aggiungere la parola “dollari” e nasceva la più bella frase che avesse mai uditp. Cercava disperatamente di trovare una spiegazione coerente, quando, dalla porta che dava sulla strada, soffiò una folata di vento lacustre, mentre un cliente entrava nel locale. Quel vento salutare, freddo e tagliente, che ravvivava le giornate nuvolose di novembre a Chicago. Casey scrollò il capo, conscio che c’erano ancora da riempire molte lacune, ma la ragazza taceva e aspettava. Tuttavia fu ancora lei a rompere il silenzio:
— Se dobbiamo arrivare prima che sia buio, sarà bene muoversi — gli disse infine.
Evidentemente dovevano andare da qualche parte. A Casey seccava dover ammettere di non aver seguito i discorsi di lei, e finse d’essere al corrente, mentre si alzava e s’infilava l’impermeabile, ma poi, nell’avviarsi alla porta, concluse che la finzione non poteva durare in eterno.
— Chiariamo bene — disse. — Di che lavoro avete parlato?
Non si era sbagliato circa il sorriso. Spuntò, ed era veramente eccezionale. Fantastici davvero i sogni pazzeschi e inverosimili che potevano nascere da una bottiglia.
— Dovevate essere distratto — lo redarguì la sconosciuta. — Potreste prestare un poco d’attenzione, quando una ragazza vi chiede di sposarla.
2
Ecco dunque il sogno. Casey ne emerse lentamente, si stirò e aprì gli occhi. Nulla più ebbe alcun senso. Giaceva prono su una sorta di lettino stretto e in apparenza senza molle, e, quando si sollevò, vide per prima cosa una donna seduta su una sedia di cucina, all’altro capo della camera.