— Non ne ho bisogno. — Il tono di Casey era irritato. — Non sono ferito.

Fece cadere una ciocca di capelli sulla piccola scalfittura e le riferì i fatti nel modo più conciso possibile. Phyllis ascoltava ritta davanti a lui, a piedi scalzi, stringendo fra i denti il labbro inferiore, e il suo viso palesava il timore, che anche Casey provava in cuor suo.

— È stato qui nessuno, oggi? — le chiese. — Qualcuno è venuto a far domande?

— No… che io sappia.

— Quando sei uscita, ti hanno pedinata?

— Non lo so. Ma dove vuoi arrivare? Nessuno sa che siamo qui.

Casey si alzò dal bordo della vasca e andò nel salotto, dove accese le luci e si accostò alla finestra per guardare fuori. Il lampione rifletteva un confuso cerchio giallastro sul marciapiede bagnato, ma vide soltanto una ragazza col capo riparato da un giornale e un tipo con un cestino, troppo stanco per preoccuparsi della pioggia. Chiuse le imposte e si allontanò, dicendo: — L’idea di rimanere qui, non mi garba, è troppo rischioso. Maggie è stata vista e potrebbero tornare allo studio per estorcerle il nostro indirizzo.

— Non lo direbbe mai.

— Potrebbero costringerla. Comunque noi filiamo.

— Ma dove possiamo andare?