— Tornate in casa — urlò mentre si precipitava verso l’automobile, ma quando si allontanò, Maggie era ancora immobile sotto la pioggia scrosciante. Era l’ora in cui nulla ha una forma definita. I toni grigi del crepuscolo piovoso ammantavano la città di monotone ombre gocciolanti, ma Casey osò accendere i fari soltanto al primo incrocio, quando svoltò verso nord. Poco dopo s’inoltrava in un viale animato e poteva mescolarsi alla fiumana del traffico. Se qualcuno lo stava seguendo avrebbe avuto il suo bel da fare, ora.
Ma forse non avevano bisogno di seguirlo, forse lo avevano sempre fatto e sapevano esattamente dove andare per trovare un tipo tanto ingenuo, da vantarsi di sapere che cosa contenesse il rapporto scomparso di Groot. Con quella notizia falsa aveva sperato di aizzare Gorden, non contando però su una reazione tanto drastica. E come aveva fatto Gorden a sapere dove trovarlo? Forse era appunto questa la domanda che Maggie stava cercando di rivolgergli, quando lui l’aveva lasciata sotto la pioggia. Una domanda a cui non gli garbava troppo rispondere. Infatti, aveva commesso un errore madornale quando aveva rivelato di conoscere il nascondiglio di Phyllis, nell’ufficio dell’avvocato. Siccome Gorden l’aveva trovata, l’altra volta, nella casa della Erie Street, logicamente aveva dedotto che Casey abitasse nei pressi.
Guidando con grande prudenza, svoltò alcune volte a vuoto finché non ebbe la certezza di non essere seguito. Non voleva correre rischi, benché ormai avesse capito che Gorden non si sarebbe dato la pena di fare la posta davanti all’abitazione di Maggie, se avesse conosciuta l’esistenza dell’appartamentino, e che non avrebbe atteso tanto per fargli visita. Andò a fermarsi oltre l’edificio e, non appena ebbe parcheggiato, corse al riparo sotto il telone del bar più vicino, da dove tenne d’occhio il traffico finché non fu sicuro che nessun’altra macchina si era fermata nelle vicinanze.
Mentre saliva le scale avvertì per prima cosa la musica; si sarebbe detto che Phyllis avesse riunito la banda del quartiere. Appena entrato vide che per fortuna era sola, ma si era in qualche modo procurata una radio, ora posata sul tavolo di cucina, e ballava al suono di una danza che a Casey parve ungherese. Ballava scalza; i capelli sciolti sulle spalle, e per un po’ non si accorse neppure della presenza di lui. Poi i suoi movimenti cominciarono a rallentare piano piano… come accade alle bambole meccaniche scariche.
— Mi sentivo sola — balbettò, scorgendo l’espressione severa negli occhi di lui. — Non l’ho pagata molto.
Pareva una bambina che si prepari a ricevere una ramanzina.
— Il pranzo è nel forno. Il droghiere mi ha dato una ricetta.
Casey andò in cucina con passo rapido e spense la radio, dicendo: — Ma brava! Ormai sarai intima con tutto il vicinato. Macellaio, fornaio…
— Il macellaio no — lo corresse lei. — È venerdì, e siccome mi ero dimenticata di chiederti se fai magro, nel dubbio, mi sono fatta fare una ricetta adatta al venerdì Casey!
Appena si era tolto il cappello, Phyllis aveva scorto il sangue e lo fissava, pallida. Poi lo trascinò nella stanza da bagno, dove gli lavò la ferita con premura. — Non abbiamo niente. Né cerotto, né garze, niente!