— Tutto bene? — stava gridando Maggie. — Casey, che cosa è successo?
— Sto benissimo. Datemi le chiavi. Sto benissimo.
Maggie cercava di essere servizievole, ma Casey non voleva aiuto o almeno non più. Ritta davanti a lui, io teneva stretto per i risvolti della giacca e non indossava neppure un cappotto per ripararsi dalla pioggia.
— Siete ferito! — insistette. — Avete la testa insanguinata…
— Me la laverò. Datemi le chiavi.
— Chi era?
— Gorden.
— Ne siete certo?
Casey esitò. Il gigante dallo sfollagente era davvero Lance Gorden? A meno che non fosse stato proprio con le spalle al muro, non era tipo da correre quel rischio personalmente. Eppure le sue erano idee sciocche, a pensarci bene. In fondo che rischio correva a spaccare la testa a un ficcanaso, ammesso che fosse stato lui a eliminare Darius Brunner? Certo però di una cosa, Casey disse: — Ho scorto l’uomo al volante. Un tale che ho già visto a casa di Gorden, il domestico credo. Ora, per l’amor del cielo, lasciatemi andare via. Potrebbero tornare.
Non era questa l’unica ragione, ma non voleva perdere tempo dando lunghe spiegazioni. Dopo il primo spavento, causato dall’apparizione di Maggie che aveva sciupato tutto, Gorden, o chiunque agisse per suo conto, avrebbe potuto decidere di restare a tiro per pedinarlo. Avevano indubbiamente notato la guida interna nel vicolo e dovevano quindi sapere che lui era diretto da qualche parte. Quando Maggie allentò la stretta, Casey si divincolò con uno strattone e, dopo averle strappato le chiavi di mano, indugiò soltanto il tempo necessario per raccattare il cappello dall’erba inzuppata. Il colpo ricevuto non gli dava malessere, a parte la sensazione che da un momento all’altro la calotta cranica dovesse volargli via.