Avviandosi verso la porta, disse: — Vi terrò informata.
— Casey!
Stava già aprendo l’uscio quando la voce di Maggie lo fece sostare e volgere il capo.
— Abbiate cura… dell’automobile.
Fuori la pioggia formava una solida cortina argentea calata sull’imbrunire. Casey esitò un istante sui gradini di pietra, tirandosi su il bavero mentre si orientava. Maggie aveva detto che la macchina era nel vicolo, per cui guardò prima da un lato poi dall’altro e, dopo aver scorto il cofano di una guida interna grigia spuntare a fianco dell’edificio, scese e attraversò la piccola distesa di prato umido dall’erba ormai ingiallita. Camminava rapido, la testa china per difendersi dalla pioggia, e fu proprio per questo che non notò l’accendersi improvviso dei fari della guida interna parcheggiata sull’altro lato della via. La macchina si mise in marcia e svoltò velocemente portando il lungo cofano entro il vicolo, un passo oltre dove si trovava già Casey. Mentre balzava indietro con un’istintiva imprecazione, Morrow vide spalancarsi lo sportello posteriore e un uomo di statura fuori del comune avventarsi su di lui con un braccio alzato.
Fece un tentativo per schivare il colpo e ciò valse ad attutirne la forza, evitandogli di perdere i sensi. Ciononostante stramazzò a terra, un po’ a causa dello sfollagente e un po’ dell’erba umida e scivolosa. Mentre cadeva, cercò di afferrare l’uomo per le gambe, ma non essendoci riuscito rimase accovacciato in attesa del colpo successivo.
— Casey, avete dimenticato le chiavi!
La voce di Maggie chiamava da una distanza che a lui pareva immensa, e i passi che risuonavano affrettati sui gradini erano quelli di lei.
— Casey!
Ecco perché non vi fu un colpo successivo. Si rizzò in piedi a fatica, in tempo per vedere un’ombra risalire rapidamente sul sedile posteriore della guida interna, e mentre la macchina faceva marcia indietro scorse di sfuggita il viso del guidatore stagliato nella luce che proveniva dal cruscotto.