La risata di lei era contagiosa, e perfino mamma sorrideva. Ora, decise Casey, ora che mamma sta guardando. Trasse di tasca il piccolo astuccio e tese a Phyllis l’anello, improvvisando: — Ti avevo detto che lo avrei fatto stringere la prima volta che ci fossimo fermati abbastanza a lungo da qualche parte. — Aveva avuto ragione, e mamma sorrideva. Soggiunse, ridendo: — Pensa, ci siamo sposati tanto in fretta che ho comprato un anello così largo che Paula non riusciva a tenerlo al dito.

Purché fosse di misura giusta! Phyllis lo guardava in modo strano, ma poi sorrise e stese la mano dicendo: — Mettimelo tu.

Era di una misura perfetta, aveva indovinato giusto: una manina piccola, infantile. Vi dichiaro marito e moglie… Non pronunciò le parole, ma si sentiva tintinnare come dei campanellini nel cervello, e fu sul punto di lasciar cadere la mano di lei. Era pazzesca l’idea che gli veniva affiorando alla mente.

Nulla tuttavia era pazzesco quanto la festicciola che si svolse quella sera nella taverna. A dare il via furono Stan e Wanda, apparsi verso le otto con alcuni altri vecchi amici, e Big John, che non scoraggiava mai i festeggiamenti perché facevano scampanellare il registratore di cassa, offrì in dono la prima botticella di birra. Oltre la birra c’era vino rosso in quantità e altre bibite rinfrescanti. In aggiunta al grammofono automatico, un certo Joe, dal viso vagamente familiare, si dedicava a una fisarmonica, traendone note allegre.

— Un valzer prima di tutto — ordinò Stan — e i novelli sposi faranno un a solo.

Casey era terrorizzato. Terrorizzato dalla festa, dagli occhi curiosi fissi sulla ragazza che aveva sposato Casimir Morokowski. Per Phyllis tutto era fonte di divertimento; una festa per lei che amava tanto le feste. I capelli adorni di fiori bianchi, di prammatica per una sposa, le avevano detto, indossava un abito semplice dall’ampia sottana e rideva mentre i loro bicchieri si urtavano nel primo brindisi.

Alle prime note, vedendo che gli tendeva le braccia, Casey mormorò: — Sono un pessimo ballerino.

— Forse non hai mai ballato con la ragazza fatta per te — fu la risposta, accompagnata da uno sguardo ironico.

Non era possibile restare lì impacciati, mentre tutti li fissavano in attesa che cominciassero. Sulle prime si muovevano rigidi, ma poi i loro movimenti si fecero sempre più elastici, tanto che Casey finì per chiedersi, stupito, come mai il ballo fosse tanto diverso dal solito. Dopo il valzer una polka, dopo la polka un altro valzer, e Phyllis cominciò a improvvisare figure di danza che Casey seguiva senza fatica di sorta. Era facile dimenticare con l’aiuto della musica e del vino che la città era popolata di poliziotti in caccia di due presunti omicidi. Troppo facile.

Joe, abbandonata per un momento la fisarmonica, sfidò Phyllis a ballare l’unica rumba che offrisse il grammofono automatico, e fu allora che Casey cominciò a provare uno strano formicolìo alla nuca. Si volse a guardare verso il bar e, grazie all’antipatia di Big John per le luci soffuse, non gli fu difficile trovare la fonte del suo disagio. Un paio di scaltri occhi azzurri lo fissavano e parevano trafiggerlo, gli occhi di un uomo che indossava un impermeabile grigio sgualcito e un cappello di feltro azzurro.