Non aveva più sonno e dal terrazzino poteva contare le vetrine buie delle botteghe che fiancheggiavano la via principale. Più oltre, ricominciavano le casette a due piani, ma lui non vide altro, immerso com’era a rispolverare vecchi ricordi. Sull’altro lato della strada, la drogheria di Kovack, un seminterrato sovrastato da un grande edificio in mattoni gialli, costruito quando lui aveva circa dieci anni. Aveva anzi rischiato di farsi arrestare per aver asportato assi di legno dal cantiere edilizio. Tutto ciò era accaduto prima che mamma sposasse Big John, e allora valeva la pena correre qualche rischio per procurarsi un poco di combustibile. Là, due porte più oltre, la piccola impresa di pompe funebri, con le sue tende color mostarda…
Appoggiato alla ringhiera di legno del loggiato, lanciava boccate di fumo nell’oscurità, osservando i fantasmi di fronte all’impresa di pompe funebri. Li ricordava bene. Quel ragazzino dal volto smunto era lui, Casimir Morokowski, che cercava di capire che cosa significasse andare al funerale del proprio padre: un fantasma Piccolino, quello, e ce n’erano tanti altri. Li aveva seguiti tutti con gli occhi proprio da quello stesso loggiato, senza capire nulla, eccettuato che la morte era una cosa con cui non si poteva discutere, così come non si discuteva con la polizia, con le suore della scuola o con la frusta della mamma. Sotto certi aspetti, la morte era simile alla vita.
Un funerale con quattro bare, una grande e tre piccole. Poliziotti, folla, fotografi e il piccolo meccanico dell’ autorimessa di Sadow che piangeva come un bambino sperduto e sgomento. Perché aveva confessato di avere avvelenato moglie e figli, quando invece (era occórso un certo tempo per provarlo) era stata la ghiacciaia guasta nel loro modesto appartamento a inquinare il cibo? Perché? I fantasmi erano molto vecchi, ma Casey tremava. Poteva ripetersi che ormai le cose erano mutate, che nessuno sarebbe riuscito a strappare una parola a Casey Morrow con la forza, ma in cuor suo non credeva a se stesso più di quanto non pretendeva che credesse il mondo.
— Casey…
Si volse di scatto, ma era soltanto Phyllis che veniva verso di lui uscendo dalla porta-finestra. Non aveva nulla del fantasma, Phyllis, neppure al buio.
— Non riesco a dormire — disse. — Ho bisogno di una sigaretta.
Era già un progresso riuscire ad accenderle la sigaretta senza che la mano gli tremasse. — Prenderai freddo — osservò Morrow.
— Ho il cappotto.
— Prenderai freddo comunque, a uscire così dal letto caldo.
Del resto non aveva importanza. Capì d’un tratto che qualsiasi cosa avessero detto o fatto nei successivi momenti non avrebbe avuto la minima importanza, perché ormai tutto era deciso e sarebbe andata com’era stabilito che andasse. Una delle tante cose su cui non si poteva discutere.