Tra le persone raccolte intorno a Orcutt, Devan cercò di individuare gli uomini che aveva incontrato la notte precedente sulla spiaggia, ma non li vide; pensò che fossero tra quelli passati dalla parte di Eric Sudduth.
Quando scese la notte, il gruppo degli scienziati che avrebbero cercato di ridar vita all’Ago, si sistemarono vicino a loro, mentre la maggior parte delle famiglie era occupata ad accender fuochi davanti alle proprie capanne.
— È proprio lo stesso cielo — stava dicendo Orcutt. — Ecco l’Orsa Maggiore e la Via Lattea e…
— Sì — confermò Basher — ma che anno è?
— Credo migliaia di anni fa — mugolò Sam Otto, girandosi verso il fuoco per scaldarsi. — Altrimenti ci dovrebbero essere in giro degli indiani.
— Nessuno qui conosce qualcosa delle stelle? — Orcutt urlò quasi la domanda, per farsi sentire anche da quelli che stavano in disparte.
Un uomo si staccò da un gruppo e venne avanti. Era alto e curvo, senza denti, con un’aria veramente sofferente.
— Mi chiamo Elmo Hodge. Ero il proprietario della drogheria in fondo alla strada dove voi avevate il palazzo. Il mio “chiodo” è l’astronomia. — Si sedette. — Abbiate un po’ di pazienza mentre parlo. Ho perso i denti strada facendo. Cosa volete sapere delle stelle?
— Le stelle si muovono, non è vero? — chiese Orcutt. L’uomo assentì. — Per quanto insensibilmente.
— Ma abbastanza per dirci quanto siamo andati indietro nel tempo, passando nell’Ago?