— C’è qualcuno che urla fuori — disse Betty. — La gente sta uscendo dal cancello.
Capitava così di rado qualcosa, che tutti e due si precipitarono fuori a vedere. Quando si furono avvicinati, Devan e Betty videro un uomo nudo, nel quale riconobbero Eric Sudduth, disteso su una barella rudimentale fatta di canne e rami. Era pallidissimo in volto, il suo respiro era rapido, il suo corpo sudato e ansante, si guardava in giro con occhi sbarrati.
— Datemi una mano — disse Devan, sollevando la barella da un lato. — Portiamolo all’ospedale.
— Lasciatemi morire — urlò Sudduth. — Lasciatemi morire. Dio vuole che io muoia.
Mentre si dirigevano all’ospedale, i portatori della barella si imbatterono in Orcutt. — Cosa succede? — chiese, poi vide l’uomo disteso.
— L’hanno portato sino al cancello e l’hanno lasciato lì — gli spiegarono.
— Lasciatemi morire — ripeté Sudduth. — Dite loro di lasciarmi morire.
All’ospedale, dopo un rapido esame, gli fu riscontrata una appendicite e venne perciò portato subito in sala operatoria. — Pensate un po’: verrà anestetizzato con etere che Renthaler ha ricavato dall’alcool distillato di Costigan.
— Sarebbe molto meglio non farglielo sapere.
— E sarà operato con strumenti fatti di acciaio carbonico, lavorati da Gus Nelson che pure ama bere.