Betty gli sorrise. Era rimasta sempre la stessa che aveva conosciuto nello stabile della “Rasmussen”. Nonostante il molto lavoro da lei svolto nella Nuova Chicago, l’intensa espressione dei suoi occhi pervinca era quella di allora e sull’occhio cadeva sempre la stessa ciocca ribelle. Betty era abbronzata e certo, Devan decise, era la più bella donna del campo.

Ricambiò il suo sguardo. — A che cosa stavi pensando?

— A te.

— Non lo devi dire se non è vero.

— Non lo direi, se non fosse vero.

Gli sorrise di nuovo con una espressione così meravigliosa che lo costrinse a baciarla.

— Facciamo male, Devan?

— Che cosa? — Devan sapeva quello che Betty intendeva e, come lei non rispose, lui disse a bassa voce: — Non credo che facciamo male.

Tutti e due pensavano ai bambini che avevano lasciato là e di cui non parlavano mai, per non fare riferimento alcuno alle loro precedenti famiglie. Quando parlavano di bambini, lo facevano molto genericamente e vagamente. Ora avevano una ragione di parlarne apertamente, specificatamente.

Tutt’a un tratto, sentirono un insolito trambusto lungo la strada principale, chiamata Orcutt Street, strada che attraversava tutta la città fino al cancello che avevano costruito nei primi giorni, ma che non era mai chiuso.