— A meno che Eric non si riscuota.

— Non lo farà. Ha troppo da fare con la Bibbia.

Mentre attendevano i bambini per il pranzo, Betty mise il cibo nel forno e uscì con Devan davanti alla casa.

— Sai, Dev — disse Betty aspirando una boccata di fumo dalla sua sigaretta — i Sudduthiti non sono mica stati molto cattivi, in fondo.

— Curioso pensare che molte delle donne che si sono unite a loro fossero nel mio club. Chi avrebbe mai pensato che un giorno decidessero di andare a vivere in grotte, completamente nudi?

— Quando noi saremo tornati, tutte le cose ridiventeranno normali, vedrai.

Mentre se ne stavano fuori, seduti tranquillamente nella luce del tramonto, Devan rifletteva quale poca differenza ci fosse ormai tra questa loro città e qualunque parte di Chicago. Le voci amiche, le risa, le discussioni che sentiva intorno a sé, gli parlavano di gente tranquilla, serena, unita. E con una stretta al cuore pensò alle vecchie strade, ai vecchi volti, alle vecchie cose che lo aspettavano a Chicago. Ricordava le anonime case grigie, gli squallidi cortiletti interni che si intravedevano passando con il treno, la carta abbandonata sulla ghiaia del “Grant Park”, come la si trovava al lunedì mattina, e la gente che si spingeva, i negozi l’uno accanto all’altro, l’aria impregnata di fumo e gli sguardi estranei. Non desiderava tornare. E perché farlo, allora?

Questo suo improvviso pensiero fu subito allontanato. Doveva tornare perché tutti gli altri tornavano e lì non ci sarebbe rimasto nessuno. Sì, doveva tornare.

Vide i bambini che venivano verso casa e questo lo riempì di gioia, tanto li amava. Aveva più tempo per i bambini da questa parte dell’Ago, si disse.

— Papà — gridò Sally volandogli fra le braccia. — Donny dice che non si torna là. Dimmelo babbo, per favore.