— No certo, Beverly, sarà questione di pochi giorni e poi verrò.

La sentiva piangere e mentre da un lato ciò lo inteneriva e lo faceva sentire colpevole per il suo mancato ritorno, dall’altro non poteva fare a meno di irritarsi per quelle lacrime che volevano essere un’arma di costrizione nei suoi riguardi.

— Beverly… sei sempre lì?

— Sì — essa singhiozzò — e tu sei sempre lì?

— Smettila di fare la bambina e ascoltami — gridò. — Mi fermerò qui il meno possibile e poi prenderò un aereo. Tra una settimana al massimo. Mi senti?

— Va bene. Ma presto, per favore.

Devan si fermò davanti allo stabile della “Rasmussen Stove Company” e notò che c’erano ancora molti lavori da fare, per almeno due mesi buoni.

A chi l’avesse osservato superficialmente, lo stabile poteva apparire tale e quale era stato negli ultimi vent’anni. Ma Devan sapeva che a un attento osservatore non sarebbero sfuggiti certi cambiamenti. Intanto i vecchi vetri erano stati tutti sostituiti con vetri smerigliati, e poi c’erano state altre modifiche.

Immaginava però che i vicini avessero assistito con molta curiosità a tali cambiamenti, tanto più che essi erano stati tutti apportati in sei giorni. I lavori dovevano essere stati febbrili, con carriole piene di calce che si alternavano all’ingresso secondario a intervalli regolari e gli operai avanti e indietro tre volte al giorno, mentre il fumo usciva ininterrottamente dal fumaiolo.

Per i lavoratori del Loop e gli abitanti del rione, lo stabile era ovviamente occupato di nuovo. E chi avrebbe potuto immaginare l’esistenza di un’altra costruzione in quella già esistente? E anche se lo avessero potuto immaginare, avrebbero forse potuto indovinare la ragione?